Recentemente e dopo tanto tempo che non lo facevo, ho tenuto, su richiesta, un corso esclusivamente di Kihon waza.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando, il Kihon è la forma di base, il sapere che proviene dal passato, sic et simpliciter come lo abbiamo ricevuto,lo trasmettiamo.
Che poi è una grande cazzata, fondamentalmente, perché il Kihon è qualcosa che non proviene dal Fondatore, ma dai suoi allievi che lo hanno definito( ognuno il loro!) per ragioni didattiche,mentre lui faceva altro.
Ma tralasciamo questa consapevolezza, altrimenti dovrei solo chiudere il post così, in una sorta di scripto interruptus che ci lascerebbe tutti un po' contratturati....
Riprendendo in mano il Kihon, nelle sue forme definite e dettagliatissime, nelle sue logiche spesso contorte ed inapplicabili, e nel suo approccio assolutamente macchinoso e poco spontaneo, mi sono accorto che insegnavo in maniera completamente differente.
Il Kihon è un movimento ideale. Perfetto (in teoria).
Si fa COSI'. E non ci sono santi.
C'è un passo? Quel passo deve essere lungo tot, trasportare tot peso e fermarsi su un angolo specifico e definito.
E mentre sottolineavo tutti i "doveri" che il Kihon richiede, in maniera inderogabile, guardavo intorno a me praticanti completamente differenti gli uni dagli altri.
Il più agile e smilzo si allenava con panciuto di mezza età, la ragazzina di turno che praticava con il palestrato, il tizio col fisico del pandoro che praticava con la vecchia volpe da tatami, esperto e tutto acciaccato.
E nessuno si ritrovava nei movimenti che il Kihon richiedeva.
Gambe troppo corte per quel passo, pesi troppo leggeri per quella posizione, o semplicemente culi troppo pesanti per quella velocità.
E l'esercizio che chiedeva OMOLOGAZIONE.
A pensarci mi viene la pelle d'oca...
L'esercizio chiedeva lo stesso movimento fatto alla stessa maniera dal piccoletto e dal gigante e portato nello stesso modo sul piccoletto e sul gigante....
Ma non vi sembra una cosa completamente folle?
No, dico sul serio.
Non vi pare un'idea cretina ed arrogante allo stesso tempo?
Mi guardavo intorno e vedevo le facce dei miei ragazzi.
Sono abituato a vederle stanche, sudate, arruffate, ma sempre sorridenti...
Mai così frustrate,però!
Allora mi è venuto in mente il gioco sporco del bisogno costruito.
Sapete come si vende un prodotto?
Se ne crea l'esigenza, anche quando è pressoché inutile.
Ora vi spiego.
Prendi un tizio affetto dalla patologia del neurone solitario.
Quella cosa che affligge coloro che ,avendo un solo neurone, non possono servirsene per fare due attività: o pensano o gli batte il cuore.
O respirano o si esprimono...
Lo fai palestrare e lo cuoci a fuoco lento sotto una bella lampada abbronzante.
Lo mandi da Maria Defilippi e lo circondi di strafighe, mononeurali, come lui.
Tu, che stai a casa e ti fai un cuore così a studiare o a lavorare, vedi continuamente immagini di questo tipo che vanta una vita da "sogno" (prrrrrr!), che non ti potrai permettere mai.
E in te scatta il senso di inadeguatezza.
E quando quella sensazione di non essere all'altezza del tronista di turno è ormai claustrofobica, ecco che il cameraman inquadra la camicia griffata del tizio.
Tu non hai quella camicia, quindi non assomigli al ciccioformaggio televisivo.
Chi non indossa camice marcate, è fuori da un certo giro.
E quindi che fai?
Scendi e fai provvista.
Ma nonostante la griffe, continui a frequentare sempre la stessa gente, a mangiare negli stessi locali, a dormire nello stesso letto.
E nella puntata successiva inquadrano le scarpe.....
Quando penso che io in primis,per anni, mi sono sentito inadeguato al Kihon, perché ero "troppo alto", o "troppo veloce" o,semplicemente, "troppo me stesso", mi vergogno e mi incazzo...
Ad uno stage la telecamera inquadrava il mignolino, un altro il piedino, un altro la testina ed ogni volta erano pezzi molto diversi dai miei!
Mi ricordo il mio sguardo, allo specchio mentre mi cambiavo.
Lo stesso che ho rivisto negli occhi dei miei allievi.
Frustrati di non essere all'altezza di una "perfezione" il cui livello viene spostato continuamente.
Una "perfezione" talmente ricca di dettagli e canoni schematizzati, da rendere il praticante bloccato,costruito,prevedibile, finto, inefficace...
Credo che ad oggi non insegnerò mai più questo genere di Kihon.
Il commercio di tecniche non mi interessa.
Preferisco lavorare le basi delle basi.
Scelgo di tenere i principi e di fare in modo che il movimento nasca nel rispetto di essi e dell'identità di chi lo esegue.
Perdonatemi, ma io scelgo l'imperfezione.