12 marzo 2012

"Aikido Libero"

Spesso qualcuno mi chiede se esistano testi cartacei sull'Aikido che valga la pena leggere.
Ce ne sono alcuni interessanti, risalenti più o meno all'epoca del Carosello.

Poi un buco nero.

Alberi su alberi sacrificati per stampare foto di tecniche, sempre le stesse, eseguite in una forma piuttosto che in un'altra, apportando come grande innovazione tra una pubblicazione e l'altra, unicamente il taglio di capelli del maestrone di turno, che si evolveva dalla fila alla Beatles, passando per il taglio alla Umberto, il caschetto alla Bruce Lee fino al taglio sconvoltone alla Goku, o alla pelata di Bruce Willis.

Per il resto, incolore ed inodore come l'acqua.
Ma meno dissetante.

Oggi esce questo LIBRO.

Non proviene da uno Shihan, e nemmeno da un maestro con infinita esperienza.
Non sarete d'accordo con tutto quello che dice, anzi spesso troverete dei ma e dei se.

Ma quelle pagine vi faranno riflettere.

Vi porteranno a vedere la Via da nuove prospettive, ed una volta guardate, vi farete il vostro giudizio su di esse.
Vi metteranno difronte alle contraddizioni di un pensiero comune, che è basato, molte, troppe volte, sul marketing più che sul Budo, o sul semplice buonsenso.

Tornerà a toccare ciò di cui tutti abbiamo bisogno: le cose più semplici, che in verità sono le radici dell'arte e dell'uomo.

Che è veramente molto più di quanto non faccia non solo la maggior parte dei testi in librerie specializzate, ma anche di quanto, spesso, non riescano a fare i fantaraduni di 400 persone col megashihan di turno.

Se volete farvi un'idea di come la pensa l'autore, Gabriele Pintaudi, potete dare un occhio al suo blog.
L'indirizzo lo trovate nella colonnina a destra.

E se il libro non dovesse piacervi, non disperate: ciò che non ci uccide, ci rende più forti...;)

11 marzo 2012

Video

Se non avete tutto il tempo necessario, andate al minuto 6.40.

E ditemi se quello che succede non è arte pura...

(Se vi avanza qualche minuto, soffermatevi anche sulla Embukai sìdi Osawa Shihan. A me è piaciuto molto lo Yoshi...)

7 marzo 2012

La Sagra di Endo Sensei

Tutti i video in rete, raccolti in un'unica playlist.
Un Laudat in coro per il canale di "udekimenage".

http://www.youtube.com/playlist?list=PL2862039AB2642A9D

4 marzo 2012

Così forte, così veloce, così morto...

La recente attenzione per il mondo delle MMA ha coinvolto tutto il pianeta in una nuova dimensione del vecchio Wrestling e del mitico Catch dei primi anni 80.

Tiger Mask ed Hulk Hogan hanno lascito spazio ad atleti scolpitissimi, cattivissimi e drogatissimi.






Il dramma è che, mentre nei suoi predecessori era palese la pantomima, nelle MMA la gente vede "Arti Marziali" e "Reali applicazioni".

Stranamente i più convinti di ciò pare siano proprio i giapponesi, che ignorando completamente il senso delle discipline da loro stessi create, affollano gli stadi incitando all'omicidio il gladiatore che si è fatto di più.




Ma si sa, ognuno si diverte come può e come meglio crede.

Gli stessi giapponesi, maestri di perversioni senza senso, oggi si masturbano a due mani davanti a ragazzine che leccano maniglie delle porte. (!!!!!)





Il problema è quando una disciplina che ha una storia alle spalle e che ha la costruzione dell'uomo come significato, si rivolge alle MMA per attirare clientela.

E' quello che noto nell'Aikido degli ultimi tempi.

Una pratica incentrata unicamente sulla preparazione atletica e sulla fisicità dei movimenti, dove la resistenza, il fiato, la forza muscolare e la velocità sono parametri che definiscono la preparazione di un aikidoka.

Che in questo modo passa inevitabilmente da "Marzialista" ad "Atleta". 

Questo approccio conduce miseramente alla tecnica come routine.

Prendi un esercizio qualunque, le flessioni, per esempio.
E migliora facendone sempre di più e sempre più velocemente.





Ikkyo viene usato allo stesso modo.

Invece che cercare di comprendere la relazione uomo-uomo e spazio-tempo, invece di concentrarci sulla biomeccanica che rende Ikkyo possibile, ci concentriamo sul farlo sempre identico.
Sempre più forte e sempre più veloce.

Voi lo trovate interessante?

Io, personalmente, mi farei due cojotes così...







E non solo.

Lo reputo completamente inefficace dal punto di vista marziale!

Perché laddove nelle MMA ci si allena fisicamente per sopportare lo stress SPORTIVO di un incontro, ci si allena anche su gesti semplici ed adattabili per rispondere alle variabili del combattimento!

In Aikido, ma nel budo in generale, l'incontro non esiste. Perché non esiste il tempo come "ripresa". Esiste il tempo come "istante", invece.

E nell'istante non è il fiato o la resistenza a fare la differenza, quanto una mente libera, reattiva ed adattiva ed un corpo che, inconsciamente, si muove in maniera biomeccanicamente corretta.

Come ci si allena a questo?

Concentrandosi sulla consapevolezza di sé e sull'ascolto dell'altro, secondo me.

Quando Morihei mostrava un movimento e qualcuno gli chiedeva di ripeterlo, lui rispondeva subito di si e ne faceva un altro completamente differente.

Ora, o il Nonno era un dannato schizofrenico, oppure il suo era un messaggio molto forte dato ad una società che tende a cristallizzare il sapere...





L'Aikido,però, che si vede oggi a casa sua, all'Hombu dojo, è spesso molto lontano da quel messaggio.
Molti degli attuali Shihan, pur essendo stati guidati da questo tipo





che era il capo istruttori della baracca, oggi tendono a fare una pratica del tipo "assolutistico".

"Ti faccio Ikkyo, poi Shihonage, poi Sankyo!!"

E qualunque siano le condizioni, qualsiasi sia la posizione o il tempo, forzano la situazione per fare ciò che hanno pensato prima ancora dell'attacco.

E quasi sempre riescono, diciamocela tutta.

Ma riescono solo perché uke è un loro allievo, che cerca di capire cosa il suo insegnante ha pensato un attimo prima, adattandosi a subirlo per non fargli fare brutta figura.




Il mondo alla rovescia, praticamente!

Ma ve lo immaginate un calciatore che prende la palla e già pensa dove scarterà il terzo difensore, prima ancora di averlo guardato in faccia?

Un tennista, che, mentre l'altro prepara la battuta, già pensa a concludere con uno smash!

Ma giusto giusto nel bowling si può lanciare per lo strike, perché si parte da fermi, con birilli immobili e sistemati sempre allo stesso modo da un robot...

Citando un vecchio film, mi viene da dire  "Molto bene! Ma i birilli non reagiscono!"



A cosa conduce questo allenamento?
Ad un ego sconfinato, che esiste al di là dell'attimo e della situazione e che opera secondo pensiero preconcetto, senza necessità di aprire gli occhi e la mente su ciò che sta vivendo.




Ed a restare impallato come un flipper quando uke, fosse anche solo per errore, cambia l'attacco...






3 marzo 2012

Aikido Vivo dal Vivo!

Di seguito qualche informazione su dove, come, quando trovarci in carne ed ossa per scambiare qualche caduta, un po' di idee e qualche goccia di sudore!






Sabato prossimo, a Napoli, con il sottoscritto.





Sabato 17, con Luigi Branno Sensei, a Napoli. (Appuntamento da confermare).







Ancora il sottoscritto, a fine aprile, in Andalusia






Inizio maggio, a Napoli, con Luis Mochon Shidoin.



Se avete voglia di divertirvi, allenarvi, sperimentare, imparare ed anche insegnarci qualcosa, siete i benvenuti.
Anche e soprattutto per pizza e birra del dopo allenamento...
Se invece siete cupi, musoni e non avete voglia di sudare nemmeno un pochino o, peggio, siete astemi o a dieta, meglio se restate a casa vostra! ;)


1 marzo 2012

Budo Vivo?

Su segnalazione di un amico:






Non trovate anche voi che questo tipo di Budo sia veramente, ma veramente ,interessante?

26 febbraio 2012

Meeting Aikido Vivo

Per chi ha voglia di sgranchirsi un po' la mente...;)






Cercasi aikidoka disposti a sudare per una pratica divertente e creativa.
Astenersi mufloni e perditempo!!

25 febbraio 2012

Kaname Ariga Sensei e Shoto Kai Karate do

Nel mio ultimo viaggio di allenamento ho avuto modo di incontrare un insegnante che mi ha davvero emozionato.

Si chiama Kaname Ariga, e la sua pratica è esattamente quello che l'Aikido si propone di essere: Dinamica, mobile, centrata, potente, adattiva, bella e divertente.

Non troverete niente o quasi di Ariga San per la rete, perché è timido e tradizionalista, da questo punto di vista.

Ma credetemi, se volete vedere qualcosa di veramente, ma VERAMENTE interessante, non lasciatevelo sfuggire.
Troverete propedeutici divertenti, attacchi sinceri, tecniche semplici e mutevoli, tanta umiltà e sorrisi a scialare.

Per capire di chi sto parlando:
"Ariga San, ti alleni spesso all'Hombu Dojo?"
"Fabio San, veramente ci vado due o tre volte l'anno.
Ma spesso anche di meno..."








Nello stesso seminario, un amico mi ha mostrato un video di una disciplina senza dirmi quale fosse.
Mi ha incuriosito moltissimo e lo ammetto, non ci ero arrivato nemmeno un po' al fatto che si trattasse di Karate!

Ma guardate voi, e ditemi se non avevo le mie attenuanti!



10 febbraio 2012

Il gioco, il nano e l'intelligenza artificiale

Che ci crediate o meno, anche io da ragazzo ero appassionato di videogiochi.

Certo, niente di "poligonale" o "tridimensionale" o nulla che avesse a che fare col "multyplaying" o col "net gaming"...roba che 20 anni fa nemmeno ci sognavamo...

Ma ad ogni modo arcades di tutto rispetto, che nei loro personaggi pixeliformi e nei loro suoni monocordi ci facevano sognare e divertire mica poco!

Il mio preferito era,e che ve lo dico a fare, il mitico ed intramontabile "Street Fighter II".




Ora, quelli che non hanno idea di cosa stia parlando, di corsa e senza far rumore a fare i compiti Q U I.

Gli altri, ovviamente, staranno fatti ad adrenalina, gridando "HADOUKEN" nelle loro teste da vecchi nerds.

Mi ricordo che mi imbattei in questo coin up che ero proprio ragazzino,durante un viaggio con i miei e fu amore a prima vista.

La prima volta che ci giocai, persi di botto tutta la paghetta settimanale.
Ne valse la pena, però.
Passai sei giorni da povero ma felice.



Negli anni furono tante le paghette che giocai nei panni di Ryu, Ken o Chun Li, i miei personaggi preferiti, finchè, una sconfitta dopo l'altra, diventai sempre più forte.


Il trucco era semplice: per quanto forte fosse un avversario, esso era sempre e comunque controllato da un'intelligenza artificiale, pronta a tutta una serie di azioni e reazioni calcolate, meno che alle variabili.

Zangief, per esempio, era un cazzutissimo lottatore di Sambo contro le cui prese non esisteva contromossa.
Nonappena ti teneva a tiro, si catapultava in zompi degni di un tuffatore e ti schiantava al suolo trattandoti come un sacchetto della spazzatura.

Pronto a difendersi contro le tue prese, i tuoi colpi segreti ed i tuoi attacchi combinati, impazziva letteralmente se cominciavi a saltare sul posto distendendo semplicemente una gamba.

Cercava di afferrarti, e sbatteva ripetutamente contro il tuo piede, suicidandosi!

Così pure Blanka, feroce lupo mannaro brasiliano, capace di folgorarti con scosse elettriche e di rinchiudersi a macigno e fiondarsi contro di te a piena velocità.




Se cominciavi a picchiettare l'aria col jab, non poteva fare a meno di avvicinarsi e beccarsi tutte le mazzate di questo mondo.

La regola valeva per ognuno dei personaggi avversari.
C'era sempre un modo di battere un nemico controllato dal computer.

Semplicemente perché questo era programmato per reagire casualmente ad una serie di situazioni più o meno limitate, basate su un numero finito di condizioni previste.

Così Balrog era fortissimo coi pugni, ma era una pippa contro le spazzate.
Vega era velocissimo nelle cariche, ma sempre scoperto quando arretrava.

Ed io accumulavo barba sul mento e punti su punti e firmavo col mio nome i primi posti delle Hall's of fame nelle sale giochi.

Finchè un giorno non comparve improvvisamente una scritta sullo schermo : "HERE COMES NEW CHALLANGER!"

Un moccioso di sette-otto anni, che a stento arrivava ai comandi, entrò in  gioco e mi sfidò.

Gli sorrisi alla Jigen, pensando tra me e me che finalmente toccava a qualcun altro arricchire la Sala Giochi con la sua paghetta.



Mi ricordo che il tappo scelse senza esitare il lupo mannaro.

Ovviamente conoscevo perfettamente la manovra ber batterlo...
"Sei mio, nano!" mi dissi fra i denti...

Appena cominciai a sparare la mia raffica di Jab, quel demonio bonsai rimbalzò letteralmente sulla parete e mi si fiondò addosso, azzannandomi alla gola ed essiccando il mio Ryu come uno scarrafone morto sotto il Sole.



Provai molte volte a battere quel puffo malefico, ma ne uscii mortificato, impoverito e mazziato per benino.

Da allora giurai a me stesso che non mi sarei più allenato con intelligenze limitate, schemi ristretti e reazioni condizionate.

Volevo imparare facendo pratica con chi poteva improvvisare ed adeguare i suoi attacchi e le sue risposte, trovando sempre nuove strategie per sorprendermi e mettermi in difficoltà.
E solo quando avrei reagito immediato e letale, adattandomi alle sorprese ed agli stratagemmi, alle risposte imprevedibili ed a mosse che non avevo mai visto prima, solo allora mi sarei ritenuto veramente forte.




Significò perdere molte volte ed imparare la tenacia ed il distacco dall'ego.
Ma fui ripagato di tutto quando vinsi il campionato regionale di "Street Fighter II", alla Mostra d'Oltremare, nel lontano '92...




5 febbraio 2012

Il Pensiero laterale, il Taisabaki ed i Sette Passetti

Tutti coloro che hanno avuto esperienze con altre discipline concordano col dire che l'Aikido è uno sile completamente sui generis.

Come se dire "strana" fosse un'offesa mortale....^_^

Io credo che la verità sia che l'Aikido affronta il combattimento con una mente laterale.

Avete presente "Il Pensiero Laterale", di Edward de Bono?
A me ne parlò un carissimo allievo, quando mi regalò questo libricino molto particolare.





Se non sapete di cosa si tratta date un'occhiata QUI, ma se vi capita ed avete un po' di tempo tra l'allenamento ed il caxxeggio online, andate nella libreria più vicina e chiedete di lui.

In breve si tratta di non valutare la soluzione a partire dal problema dato.
Ma valutare il problema in modo da vederlo in maniera differente e trovare una soluzione per la quale esso non si è ancora organizzato a dovere.

Non è una disciplina o una materia scolastica ma un vero e proprio modo di vedere la vita.

L'Aikido, per esempio, fa un uso similare della questione "Equilibrio", che è il fondamento di tutto il Budo nipponico ( e non solo!).

Laddove in genere si lotta per mantenere l'equilibrio quanto più stabile possibile, nelle soluzioni classiche, l'Aikido sceglie di giocare tra stabilità ed instabilità, per servirsi al massimo della forza peso.




Parlando con la bocca piena, potremmo dire che passiamo da un'equilibrio del singolo ad un equilibrio della coppia, giocando sulla mobilità per prenderne il controllo.

"Mobilità", una parolina magica che anno dopo anno non smette di stupirmi, tirando fuori dal sacco conigli sempre più grossi.

Nella famosa lingua "Aiki Giappana" quando si parla di mobilità ci si riferisce al Tai Sabaki.

Una volta lessi da qualche parte una traduzione romanzata di questo termine.

L'autore diceva che "Sabaki" significava "Tagliare", ed era utilizzato in sartoria nell'accezione di "Tagliare con precisione, senza dover modellare e senza sprecare pezzi di stoffa".
Rapportando questo significato al corpo (Tai), l'idea diviene quella di muoversi senza aggiustarsi, in maniera semplice, precisa, chirurgica.




Probabilmente una traduzione fin troppo fantasiosa, ma mi piace pensare che sia giusta così...

Dunque, come si manifesta il Tai Sabaki quando saliamo su un tatami e cominciamo ad allenare le basi?

Tenkan, Irimitenkan, Ayumi-Okuri e Tsuki Ashi. E qualcuno ci mette anche Tenshin e Ushiro Tenkan.

Nientepocodimeno che ben 7, dico SETTE, modi di muoversi sotto attacco.

Minkia!

Se qualcuno mi dicesse che ho sette modi di attraversare la strada, ben schematizzati, organizzati e catalogati, sono certo che presto o tardi finirei stampato sull'asfalto...




Due qualità mancano a questa lista, e sono LIBERTA' e SEMPLICITA'.

Robetta da niente, insomma.

Solo che è proprio quella che ti salva le braghe quando attraversi Corso Amerigo Vespucci.

Dico la mia:
Se voglio andare a sinistra, penso di andarci ed il piede va da solo.
Se mi fermo a pensare a COME spostare il peso e muovere i piedi, quantomeno incespico.

Ma è una mia idea, molti invece preferiscono che qualcuno dica loro come poggiare a terra i loro allucioni, come respirare e a cosa pensare mentre si muovono.

Grazie mille, Televisione!






Ad ogni modo torniamo sul Tai Sabaki.

In prima istanza esso si riferisce alla possibilità di muovere la propria struttura nello spazio.

Ci si sposta in relazione a ciò che ci circonda, cioè l'ambiente e l'attaccante.


E' importante sapere Come?

Secondo me si.

Ma nella maniera in cui si imparano i principi con cui ottimizzare le proprie risorse, e non la sequenza in "marionetta style" con cui spostarmi dai 180 ai 45 gradi!

Quando sono sotto attacco, soprattutto in randori, ho più voglia di rotolarmi nudo ed ubriaco fra i cocci di vetro che di fermarmi a ricordare tutti i passettini giusti e quelli sbagliati!





In secondo luogo "Tai" si riferisce al corpo. A tutto il corpo!

Quando parliamo di Tai sabati ci riferiamo alla maniera di organizzare esattamente tutto il nostro corpo in un movimento, e non solo i piedi!

Quindi nella filosofia del "Tutto Preorganizzato" dovremmo sapere non solo come mettere gli appoggi, ma anche come allineare le braccia, la testa, le spalle, i gomiti, come posizionare il bacino e le ginocchia e come muovere le vertebre e le scapole.

E tutto per OGNI movimento.....

Non basterebbe Wikipedia, mi sa...

Dunque ciò che resta da fare è definire i criteri secondo cui muovere sé stessi, in modo da farlo con "Semplicità e Naturalezza".

In questo studio, la posturologia ci viene incontro: testa sulle spalle, spalle basse,gomiti chiusi, schiena dritta ma mobile, bacino retroverso, ginocchia flessibili ed allineate con la punta dei piedi.




Tutto qui, se vi pare poco.

Ma una volta rispettati questi criteri, ci si può muovere come si vuole, perché ciò che ne deriverà sarà fisiologico e biomeccanicamente ottimale.

Definito questo, però, abbiamo dato una nuova accezione al termine "Mobilità-Sabaki".

Abbiamo specificato il secondo stadio: quello della mobilità INTERNA alla struttura.

Se pensiamo al corpo come ad una sequenza di cerniere, comprendiamo facilmente che la mobilità della singola cerniera aumenta considerevolmente la disponibilità e le possibilità di adattamento dell'intera struttura.



La domanda ora nasce spontanea:

come si può lavorare sulle cerniere in modo da ottimizzarne il movimento ed ottenere un corpo sbloccato?

Ognuno ha i suoi metodi.

Qualcuno non ne parla e non ci lavora, lasciando agli allievi l'onere di scoprirlo.

Io ho notato che la maggior parte delle volte, invece di togliere ciò che blocca il movimento (i muscoli antagonisti), gli allievi sono portati ad aumentare la forza di ciò che effettua l'azione (i muscoli agonisti), ottenendo un Aikido che sa sempre più di attività sportiva e scordandosi di una piccola clausula chiamata "principio di economia dell'azione".




Io ho i miei, fatti di esercizi propiocettivi, stretching attivo e propedeutici con gli attrezzi e col compagno.

Non è detto che siano i migliori, ma sono miei, mi ci trovo bene ed i ragazzi imparano alla svelta e si divertono un casino.
Che è il primo dei motivi per cui scelgono di fare Aikido...