Quest'anno è stato uno di quelli che non dimenticherò mai più.
Per mille ragioni, che non ho tempo né voglia di mettermi a raccontare, adesso...
Ma una di queste è stata la nascita di questo Blog.
Questo blog è un diario personale, ma è anche una sorta di terapia, per me.
Per qualcuno di voi è un piacevole passatempo, per altri una luce nel buio del mondo dell'Aikido moderno.
Per altri ancora, un nemico da osteggiare, un satanasso per la mente dei propri allievi.
Un pensiero da estirpare....
Ma per tutti questo blog o è qualcosa di più.
E' l'epicentro di un terremoto. E' la fonte da cui sgorga un movimento che contagia, coinvolge e che non può essere fermato.
Napoli, Palermo,Roma,Granada...e da altre città italiane, francesi, spagnole, tedesche, brasiliane.....
il movimento ritorna.
Ridondante, come un pensiero che non puoi scacciare.
Che, anzi, più scacci più ti ritorna addosso.
Se oggi qualcuno mi chiedesse cos'è "Aikido Vivo", cos'è la didattica "Progress" o qual'è la politica della "Federazione Italiana Aikido", gli risponderei :
"Sei tu".
Questo è l'aikido dell'ascolto.
Questo è l'aikido che nasce DA TE e non che impari ad imitare con gli anni.
E' l'Aikido della personalità e non della spersonalizzazione.
E' l'Aikido che agisce in funzione dell'altro, e non indipendentemente da lui.
E poi gli farei vedere questo video:
Auguri a tutti.
Che il nuovo anno possa portare al mondo un po' più di voi stessi!
31 dicembre 2011
23 dicembre 2011
Aforisma natalizio
"Non importa di quante risorse disponi.
Se non sai come servirtene, non saranno mai sufficienti!"
Della serie, piuttosto che imparare la nona forma kinonagare di Sankyo da gyakuhanmi, impariamo quando e perché utilizzare la prima!^_^
Auguri di Buon Natale a tutti. Aikidoka e non.
E che il vostro Spirito Guerriero non scivoli sulla frutta secca!
21 dicembre 2011
Immagini dal tatami
Un pò di pratica in scioltezza, badando solo a connettersi col partner e lasciando che la tecnica, se di tecnica si vuole parlare, scaturisca da sola, in funzione di ciò che sta succedendo tra tori ed uke in quel preciso istante.
Aikido senza pensiero, insomma.
Poco ordinato, con ritmo incostante e molto informale.
Ma vivo, spontaneo e divertente,secondo me!
Aikido senza pensiero, insomma.
Poco ordinato, con ritmo incostante e molto informale.
Ma vivo, spontaneo e divertente,secondo me!
20 dicembre 2011
La Fortuna, Musashi ed il "Too busy"
Ok, lo ammetto. Nella vita ci vuole culo.
Cioè, ci vuole dedizione, abnegazione, fatica, sudore e bla bla bla...
Ma il culo, quello fa la differenza!
Del mio non mi lamento.
Non mi sto riferendo alla forma più o meno armonica ed alla consistenza più o meno cellulosica delle mie chiappe, questo è chiaro.
Quanto alla fortuna di aver incontrato nella mia vita dei buoni insegnanti.
Si, chiaramente parlo della buona sorte nel percorso marziale....
Lotterie e tombolate varie le lascio agli altri.
Dico "fortuna" perché c'è sempre merito nel cercare un insegnante, ma nel trovarne uno bravo ci vuole più che un pizzico di buona sorte!
"Culo", invece, è quando ne trovi più di uno.
Io ne ho trovati diversi, quindi probabilmente il mio è stato un culo supersayan.
Ed anche una ricerca capillare e senza sosta, diciamocelo!
Quando trovi un buon insegnante, dice il saggio, affidati a lui e segui i suoi insegnamenti alla lettera.
E ci sta.
Ma quando ne trovi tre o quattro incomincia il casino!
Il dato fondamentale è che nessuno di loro dice le stesse cose dell'altro.
Ed ogni volta è un ripartire da zero!
Uno ti diceva di mettere peso, l'altro diceva di restare leggeri e mobili, uno diceva di accelerare, l'altro di stare al ritmo di uke, uno diceva di restare dritti, l'altro di lasciar andare la schiena, uno diceva di marcare le azioni, l'altro di restare morbidi ed assecondare...
Una delle ultime volte, uno degli insegnanti mi corresse in maniera secca, definitiva....anche evocativa, se vogliamo.
"Il pericolo del diventare più bravi, è quello di smettere di impegnare sé stessi in tutte le azioni. Se il tuo compagno non ti fa sforzare a rimanere nella forma, sforzati da solo. Tieni ferma la struttura, metti forza nelle posizioni ed usa sempre ogni parte del tuo corpo in tutto quello che fai!"
Volete la verità? Per me fu cassazione!
Per anni non mi sono mai sognato di mettere in dubbio queste parole!
Per anni la mia mente faceva check up costantemente dal dito del piede alla punta dei capelli in ogni taisabaki!
Poi un giorno, durante un allenamento in Jyu waza, proprio in un momento in cui mi pareva di aver azzeccato la tecnica della mia vita, un altro maestro mi guardò e disse "Too Busy!"
Credetemi se vi dico che mi salì il sangue alla testa!
"Come tu bisi????????"
"Too busy, You are too engaged in your actions, so you cannot be free!"
("Troppo occupato. sei troppo preso dalle tue azioni, per questo non puoi essere libero!")
Voglio essere sincero con voi.
In quel momento non presi subito la correzione per buona.
La chiusi in un cassetto e decisi di pensarci con calma, studiando attentamente cosa volesse dire, cosa dovevo rivedere e a cosa mi avrebbe portato.
Ingaggiarsi o liberarsi?
Mettere attenzione a tutto o togliere attenzione e percepire?
Mantenere tutto in movimento o muovere quello che serve?
Per un po' è stato un dilemma.
Poi un giorno mi è capitato fra le mani un libro.
Sulla copertina c'era un dipinto di un antico samurai.
Il titolo era "Gorin no Sho".
Ora, se non sapete chi sia Myamoto Musashi siete pregati di indossare le orecchie d'asino ed aspettare dietro la lavagna.
Tutti gli altri, non hanno bisogno di sentirsi raccontare che stiamo parlando del più famoso ronin di tutto il Giappone, lo spadaccino autodidatta che si è formato allenandosi da solo, in mezzo alle montagne, e che ha combattuto e vinto un numero spropositato di duelli con spadaccini blasonati.
Musashi era un cocktail di esperienza e furbizia.
Le sue competenze erano il frutto di una vita dedicata alla sopravvivenza, ignorando quasi del tutto tradizioni ed etichette e concentrandosi unicamente sulla vittoria.
Il suo percorso lo portò dal grado di "belva addestrata a sopravvivere" a "artista che celebra la vita".
In tarda età non rinunciò mai a combattere se sfidato, riuscendo ad annichilire gli avversari senza ferirli, chiudendo loro ogni possibilità di attacco.
Del Gorin no Sho, il suo testamento sulla strategia del combattimento, quasi tutto è allegorico ed incomprensibile.
Tra le poche cose intellegibili, c'è un brano sulle varie tipologie di guerriero.
Il livello più basso è - dice Musashi - quello del guerriero che fa ricorso ad ogni espediente per vincere.
Forza,tecnica,strategia,armi, mente e razionalità.
Tutto partecipa fermamente alla battaglia ed il resto smette di esistere.
Il livello più alto è quello in cui il guerriero sembra inoffensivo.
Il suo aspetto è distaccato e rilassato ed in battaglia sembra partecipare all'azione ma disinteressatamente.
Toccando la sua spada, non si avverte forza, ma al contrario, scioltezza e mobilità.
Distaccato.
Disimpegnato.
Sciolto e dinamico.
Una questione di livelli....
Cioè, ci vuole dedizione, abnegazione, fatica, sudore e bla bla bla...
Ma il culo, quello fa la differenza!
Del mio non mi lamento.
Non mi sto riferendo alla forma più o meno armonica ed alla consistenza più o meno cellulosica delle mie chiappe, questo è chiaro.
Quanto alla fortuna di aver incontrato nella mia vita dei buoni insegnanti.
Si, chiaramente parlo della buona sorte nel percorso marziale....
Lotterie e tombolate varie le lascio agli altri.
Dico "fortuna" perché c'è sempre merito nel cercare un insegnante, ma nel trovarne uno bravo ci vuole più che un pizzico di buona sorte!
"Culo", invece, è quando ne trovi più di uno.
Io ne ho trovati diversi, quindi probabilmente il mio è stato un culo supersayan.
Ed anche una ricerca capillare e senza sosta, diciamocelo!
Quando trovi un buon insegnante, dice il saggio, affidati a lui e segui i suoi insegnamenti alla lettera.
E ci sta.
Ma quando ne trovi tre o quattro incomincia il casino!
Il dato fondamentale è che nessuno di loro dice le stesse cose dell'altro.
Ed ogni volta è un ripartire da zero!
Uno ti diceva di mettere peso, l'altro diceva di restare leggeri e mobili, uno diceva di accelerare, l'altro di stare al ritmo di uke, uno diceva di restare dritti, l'altro di lasciar andare la schiena, uno diceva di marcare le azioni, l'altro di restare morbidi ed assecondare...
Una delle ultime volte, uno degli insegnanti mi corresse in maniera secca, definitiva....anche evocativa, se vogliamo.
"Il pericolo del diventare più bravi, è quello di smettere di impegnare sé stessi in tutte le azioni. Se il tuo compagno non ti fa sforzare a rimanere nella forma, sforzati da solo. Tieni ferma la struttura, metti forza nelle posizioni ed usa sempre ogni parte del tuo corpo in tutto quello che fai!"
Volete la verità? Per me fu cassazione!
Per anni non mi sono mai sognato di mettere in dubbio queste parole!
Per anni la mia mente faceva check up costantemente dal dito del piede alla punta dei capelli in ogni taisabaki!
Poi un giorno, durante un allenamento in Jyu waza, proprio in un momento in cui mi pareva di aver azzeccato la tecnica della mia vita, un altro maestro mi guardò e disse "Too Busy!"
Credetemi se vi dico che mi salì il sangue alla testa!
"Come tu bisi????????"
"Too busy, You are too engaged in your actions, so you cannot be free!"
("Troppo occupato. sei troppo preso dalle tue azioni, per questo non puoi essere libero!")
Voglio essere sincero con voi.
In quel momento non presi subito la correzione per buona.
La chiusi in un cassetto e decisi di pensarci con calma, studiando attentamente cosa volesse dire, cosa dovevo rivedere e a cosa mi avrebbe portato.
Ingaggiarsi o liberarsi?
Mettere attenzione a tutto o togliere attenzione e percepire?
Mantenere tutto in movimento o muovere quello che serve?
Per un po' è stato un dilemma.
Poi un giorno mi è capitato fra le mani un libro.
Sulla copertina c'era un dipinto di un antico samurai.
Il titolo era "Gorin no Sho".
Ora, se non sapete chi sia Myamoto Musashi siete pregati di indossare le orecchie d'asino ed aspettare dietro la lavagna.
Tutti gli altri, non hanno bisogno di sentirsi raccontare che stiamo parlando del più famoso ronin di tutto il Giappone, lo spadaccino autodidatta che si è formato allenandosi da solo, in mezzo alle montagne, e che ha combattuto e vinto un numero spropositato di duelli con spadaccini blasonati.
Musashi era un cocktail di esperienza e furbizia.
Le sue competenze erano il frutto di una vita dedicata alla sopravvivenza, ignorando quasi del tutto tradizioni ed etichette e concentrandosi unicamente sulla vittoria.
Il suo percorso lo portò dal grado di "belva addestrata a sopravvivere" a "artista che celebra la vita".
In tarda età non rinunciò mai a combattere se sfidato, riuscendo ad annichilire gli avversari senza ferirli, chiudendo loro ogni possibilità di attacco.
Del Gorin no Sho, il suo testamento sulla strategia del combattimento, quasi tutto è allegorico ed incomprensibile.
Tra le poche cose intellegibili, c'è un brano sulle varie tipologie di guerriero.
Il livello più basso è - dice Musashi - quello del guerriero che fa ricorso ad ogni espediente per vincere.
Forza,tecnica,strategia,armi, mente e razionalità.
Tutto partecipa fermamente alla battaglia ed il resto smette di esistere.
Il livello più alto è quello in cui il guerriero sembra inoffensivo.
Il suo aspetto è distaccato e rilassato ed in battaglia sembra partecipare all'azione ma disinteressatamente.
Toccando la sua spada, non si avverte forza, ma al contrario, scioltezza e mobilità.
Distaccato.
Disimpegnato.
Sciolto e dinamico.
Una questione di livelli....
16 dicembre 2011
Consigli per Natale
In tempi di regali, è d'uopo domandarsi se non vale la pena mettere sotto l'albero un pacchetto per il samurai che è in noi.
In questi giorni TOZANDO sta scontando molti dei suoi pezzi più cari.
I prezzi restano cari comunque, ma molto meno rispetto al listino.
Inoltre ordinando prima del 4 gennaio si partecipa automaticamente all'estrazione di un viaggio in Giappone.
E scusate se è poco!
Molto più abbordabile,invece, AIKIDO TWENTYFOUR, che ha roba simpatica e a prezzi convenientissimi.
Economica e veloce anche la loro spesa di spedizione....
Che a volte incide non poco sull'acquisto.
Bye gente, e non dimenticate il vostro KI nel Panettone!
In questi giorni TOZANDO sta scontando molti dei suoi pezzi più cari.
I prezzi restano cari comunque, ma molto meno rispetto al listino.
Inoltre ordinando prima del 4 gennaio si partecipa automaticamente all'estrazione di un viaggio in Giappone.
E scusate se è poco!
Molto più abbordabile,invece, AIKIDO TWENTYFOUR, che ha roba simpatica e a prezzi convenientissimi.
Economica e veloce anche la loro spesa di spedizione....
Che a volte incide non poco sull'acquisto.
Bye gente, e non dimenticate il vostro KI nel Panettone!
14 dicembre 2011
11 dicembre 2011
Lo stage, la sincerità e la buccia di banana
Come alcuni sanno e molti ignorano, recentemente ho partecipato ad uno stage a Granada con Endo Sensei.
Normalmente non amo troppo parlare delle esperienze post stage, perché trovo siano soggettive tanto quanto la visione di un film o di un quadro d'autore.
Qualcuno lo reputa un capolavoro,lo rivede 5 volte o batte all'asta assegni a 4 zeri per averlo sul caminetto,
qualcun altro lo trova un insulso spreco di tela o cellulosa.
Però questa volta strappo la regola e ve ne parlo.
E non per dirvi quanto sia valsa la pena fare 8 ore di volo e 16 di aeroporto, no.
Piuttosto per dirvi PERCHE' ne è valsa la pena!
Prima che lo diciate, NO, non sono un dannato sadico che vuole a tutti i costi farvi morire di invidia.
Mi piacerebbe esaminare,semplicemente, i motivi grazie ai quali, secondo me, un raduno funziona bene anzicchenò.
SINCERITA'.
Il maestro Pinco Pallino insegna un Aikido fatto di bucce di banana.
Ad ogni attacco di uke, lui lancia la sua buccia di banana proprio sotto i piedi dell'altro, in modo da farlo ruzzolare sul tatami.
Ci sono mille altri modi di atterrare uke.
Io li conosco e li preferisco.
Li conosce anche Pinco Pallino.
Solo che lui preferisce le banane.
Sono libero di andare al seminario di Pinco Pallino? Si.
Ma se ci vado devo portarmi le banane e rispettare il criterio scelto da lui.
Punto.
Altrimenti vivo lo stesso, e vivo pure meglio, se non ci vado.
Non solo!
Vivono molto meglio quelli che invece aspettano tutto l'anno di lanciare banane per il tatami.
Sul tatami di Granada eravamo circa 150 persone.
Tutti volevano fare quella pratica.
Non ce n'è stato uno che ha cercato soluzioni al di fuori del campo di ricerca scelto dall'insegnante.
Nessuno che, per esempio, abbia scelto di far male al compagno, perché gli sembrava più efficace....
Questo permette di studiare e di portare appresso delle idee, senza dover passare il tempo a dimostrare ad uke la validità di un metodo, finendo inesorabilmente dopo due giorni a scegliersi i compagni con cui si lavora meglio.
DEDIZIONE.
Quando investo tempo e denaro in uno stage, lo faccio perché voglio allenarmi.
Non voglio parlottare, non voglio fare l'assistente insegnante, scegliendo di praticare solo coi beginners ed imponendo loro la mia visione, non voglio mimare l'allenamento per non sporcare i keikogi.
Voglio praticare con quante più persone è possibile, chiedo una razione abbondante di acido lattico ed occhiaie al calare delle tenebre.
E possibilmente voglio condire il tutto con una bella spruzzata di divertimento.
In questo stage c'è stato uno spreco assoluto di sudore e sorrisi.
Pratica a gogo, con un ritmo così elevato che ricordava i tamburi del Kodo e sorrisi di piacere e gratitudine verso chi ti permetteva di allenarti in questo modo.
Nessuno sprazzo di ego.
Nessuno che ha punito nessun altro per averlo stancato.
Nessuno che ha cercato di bloccare l'azione del partner perchè si sentiva stanco.
Nessuno sguardo rabbioso alla fine della sessione di allenamento.
INTEGRITA'.
Questo punto dovrebbe essere un distintivo della disciplina.
Un Aikido che ha come fine la lesione dell'altro non è Aikido. Punto.
Ma uno stage di 5 giorni dove nessuno si fa male e dove nessuno cerca di farti male anche quando non gli riesce il movimento,è una cosa più unica che rara.
Eppure c'era una commistione di stili, nazioni,elementi e gradi molto eterogenea....
Mi fa pensare molto questa cosa....
GRUPPO.
Per me l'Aikido è fatto per unire.
Una pratica che nasce e muore sul tatami è una pratica fine a sé stessa e per lo più inutile.
Anzi, direi quasi fallimentare.
Un gruppo che lavora insieme per 5 giorni, due volte al giorno, fa Aikido se comincia a cercarsi anche fuori dalla pratica, se sceglie di condividere i momenti di allenamento COME quelli di riposo, se si confronta sul movimento e sulle sensazioni che quel movimento ha lasciato dentro di ognuno.
Questo ho visto a Granada.
Ho visto gente arrivare da sola ed uscire in gruppo dal dojo.
Ho visto smarrimento trasformarsi in sorriso.
Ho visto abbracci alla fine delle lezioni.
FAMIGLIA.
Questo è un punto a parte.
Questo riguarda me e basta.
Luis, Elena, i due Rafael, Nieves,Ana, Kike,Wakana, Antonio, Guglielmo e tutti gli altri...
Mi hanno accolto come se fossi uno di loro.
Completamente, senza nessuna riserva.
NESSUNA.
Ed io mi sono sentito parte del Musubi e del loro clan, come se lo fossi sempre stato.
Sento di avere una famiglia, in Granada.
Sento che loro hanno una famiglia a Napoli.
E sento che se uno solo di noi avesse bisogno degli altri, la distanza diventerebbe in un istante microscopica.
Normalmente non amo troppo parlare delle esperienze post stage, perché trovo siano soggettive tanto quanto la visione di un film o di un quadro d'autore.
Qualcuno lo reputa un capolavoro,lo rivede 5 volte o batte all'asta assegni a 4 zeri per averlo sul caminetto,
qualcun altro lo trova un insulso spreco di tela o cellulosa.
Però questa volta strappo la regola e ve ne parlo.
E non per dirvi quanto sia valsa la pena fare 8 ore di volo e 16 di aeroporto, no.
Piuttosto per dirvi PERCHE' ne è valsa la pena!
Prima che lo diciate, NO, non sono un dannato sadico che vuole a tutti i costi farvi morire di invidia.
Mi piacerebbe esaminare,semplicemente, i motivi grazie ai quali, secondo me, un raduno funziona bene anzicchenò.
SINCERITA'.
Il maestro Pinco Pallino insegna un Aikido fatto di bucce di banana.
Ad ogni attacco di uke, lui lancia la sua buccia di banana proprio sotto i piedi dell'altro, in modo da farlo ruzzolare sul tatami.
Ci sono mille altri modi di atterrare uke.
Io li conosco e li preferisco.
Li conosce anche Pinco Pallino.
Solo che lui preferisce le banane.
Sono libero di andare al seminario di Pinco Pallino? Si.
Ma se ci vado devo portarmi le banane e rispettare il criterio scelto da lui.
Punto.
Altrimenti vivo lo stesso, e vivo pure meglio, se non ci vado.
Non solo!
Vivono molto meglio quelli che invece aspettano tutto l'anno di lanciare banane per il tatami.
Sul tatami di Granada eravamo circa 150 persone.
Tutti volevano fare quella pratica.
Non ce n'è stato uno che ha cercato soluzioni al di fuori del campo di ricerca scelto dall'insegnante.
Nessuno che, per esempio, abbia scelto di far male al compagno, perché gli sembrava più efficace....
Questo permette di studiare e di portare appresso delle idee, senza dover passare il tempo a dimostrare ad uke la validità di un metodo, finendo inesorabilmente dopo due giorni a scegliersi i compagni con cui si lavora meglio.
DEDIZIONE.
Quando investo tempo e denaro in uno stage, lo faccio perché voglio allenarmi.
Non voglio parlottare, non voglio fare l'assistente insegnante, scegliendo di praticare solo coi beginners ed imponendo loro la mia visione, non voglio mimare l'allenamento per non sporcare i keikogi.
Voglio praticare con quante più persone è possibile, chiedo una razione abbondante di acido lattico ed occhiaie al calare delle tenebre.
E possibilmente voglio condire il tutto con una bella spruzzata di divertimento.
In questo stage c'è stato uno spreco assoluto di sudore e sorrisi.
Pratica a gogo, con un ritmo così elevato che ricordava i tamburi del Kodo e sorrisi di piacere e gratitudine verso chi ti permetteva di allenarti in questo modo.
Nessuno sprazzo di ego.
Nessuno che ha punito nessun altro per averlo stancato.
Nessuno che ha cercato di bloccare l'azione del partner perchè si sentiva stanco.
Nessuno sguardo rabbioso alla fine della sessione di allenamento.
INTEGRITA'.
Questo punto dovrebbe essere un distintivo della disciplina.
Un Aikido che ha come fine la lesione dell'altro non è Aikido. Punto.
Ma uno stage di 5 giorni dove nessuno si fa male e dove nessuno cerca di farti male anche quando non gli riesce il movimento,è una cosa più unica che rara.
Eppure c'era una commistione di stili, nazioni,elementi e gradi molto eterogenea....
Mi fa pensare molto questa cosa....
GRUPPO.
Per me l'Aikido è fatto per unire.
Una pratica che nasce e muore sul tatami è una pratica fine a sé stessa e per lo più inutile.
Anzi, direi quasi fallimentare.
Un gruppo che lavora insieme per 5 giorni, due volte al giorno, fa Aikido se comincia a cercarsi anche fuori dalla pratica, se sceglie di condividere i momenti di allenamento COME quelli di riposo, se si confronta sul movimento e sulle sensazioni che quel movimento ha lasciato dentro di ognuno.
Questo ho visto a Granada.
Ho visto gente arrivare da sola ed uscire in gruppo dal dojo.
Ho visto smarrimento trasformarsi in sorriso.
Ho visto abbracci alla fine delle lezioni.
FAMIGLIA.
Questo è un punto a parte.
Questo riguarda me e basta.
Luis, Elena, i due Rafael, Nieves,Ana, Kike,Wakana, Antonio, Guglielmo e tutti gli altri...
Mi hanno accolto come se fossi uno di loro.
Completamente, senza nessuna riserva.
NESSUNA.
Ed io mi sono sentito parte del Musubi e del loro clan, come se lo fossi sempre stato.
Sento di avere una famiglia, in Granada.
Sento che loro hanno una famiglia a Napoli.
E sento che se uno solo di noi avesse bisogno degli altri, la distanza diventerebbe in un istante microscopica.
18 novembre 2011
Il Maestro, l'Istruttore ed il Parcheggiatore in piazza
Un proverbio giappano recita: "Tre anni spesi a cercare un buon maestro , non sono tre anni buttati!"
Più cresco più ne sono convinto.
Un amico dice molto più cinicamente, che ognuno ha il maestro che si merita.
Per citare un altro detto nipponico "Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva".
Vuol dire,secondo me, che non dobbiamo mai smettere di controllare il nostro livello di maturità, e cercare continuamente un maestro che possa darci degli spunti.
Anche dopo 20 anni.
Anche dopo il 5th dan.
Eppure scendi di casa e trovi corsi di aikido dappertutto.
Ieri ho scoperto che il mio postino è "Sensei di Aikidò" (parole sue) e che il parcheggiatore abusivo in piazza "Fa l'AKIDO!"(senza "i"), sempre parole sue.
Contenti loro, contenti tutti.
Mi ricorda un po' il fenomeno di tutti quelli che si sentono registi solo perché sanno applicare una transizione con Movie Maker.
Mi chiedo,allora, ma se è pieno di gente che insegna a destra e a manca,dove sono quelli che si allenano?
Perché questa disciplina è relativamente poco diffusa nel nostro Paese?
Il fatto è che l'Aikido è pieno di istruttori e scarseggiano i maestri.
La maggior parte degli insegnanti tende ad "impartire istruzioni" sul da farsi.
"Io fare Ikkyo. Io insegnare te come io fare."
Livello di pensiero 1.0, stile "Io Tarzan tu Jane!".
Questo li fa sentire "i Capi" della situazione.
"Tu devi fare così e poi cosà!"
In pochi badano a "formare" e non soltanto ad "istruire".
L'istruttore da soluzioni a problemi che non conosciamo.
Il maestro ci pone problemi di cui non conosciamo le soluzioni.
Ci mette in difficoltà e ci obbliga a trovare delle risposte.
Ci fa lavorare, attivamente, sul nostro processo di cambiamento.
Non si preoccupa del nostro ego risparmiandoci fallimenti.
Lui non vuole che noi facciamo giusto.
Vuole che noi facciamo esperienza!
Cosa fate quando comprate un cellulare nuovo?
Leggete bene il libretto di istruzioni prima di accenderlo, o lo accendete e provate?
E quando aprite il libretto di istruzioni per quella funzione che proprio non trovavate, sapete già come muovervi e cosa cercare.
Conoscete il valore dell'informazione che state ricevendo.
E tra voi ed il telefono non c'è il libretto come intermediario.
Perché allora dobbiamo sempre avere un intermediario tra noi ed il nostro aikido?
Perché un insegnante vuole essere costantemente protagonista del percorso di un allievo?
Per pettinare ancora un po' il suo Ego.
Ma un vero Maestro non vuole essere adorato ed ossequiato.
Indica la Via, ci segue nel percorso lasciandoci cadere, ovviamente attento a non farci ferire troppo, e ci incita a sollevarci con le nostre stesse gambe.
Per quanto acido lattico ci sia nelle cosce e per quanto sbucciate siano le ginocchia, trova sempre il modo di risvegliare in noi la forza di continuare.
Più cresco più ne sono convinto.
Un amico dice molto più cinicamente, che ognuno ha il maestro che si merita.
Per citare un altro detto nipponico "Quando l'allievo è pronto, il maestro arriva".
Vuol dire,secondo me, che non dobbiamo mai smettere di controllare il nostro livello di maturità, e cercare continuamente un maestro che possa darci degli spunti.
Anche dopo 20 anni.
Anche dopo il 5th dan.
Eppure scendi di casa e trovi corsi di aikido dappertutto.
Ieri ho scoperto che il mio postino è "Sensei di Aikidò" (parole sue) e che il parcheggiatore abusivo in piazza "Fa l'AKIDO!"(senza "i"), sempre parole sue.
Contenti loro, contenti tutti.
Mi ricorda un po' il fenomeno di tutti quelli che si sentono registi solo perché sanno applicare una transizione con Movie Maker.
Mi chiedo,allora, ma se è pieno di gente che insegna a destra e a manca,dove sono quelli che si allenano?
Perché questa disciplina è relativamente poco diffusa nel nostro Paese?
Il fatto è che l'Aikido è pieno di istruttori e scarseggiano i maestri.
La maggior parte degli insegnanti tende ad "impartire istruzioni" sul da farsi.
"Io fare Ikkyo. Io insegnare te come io fare."
Livello di pensiero 1.0, stile "Io Tarzan tu Jane!".
Questo li fa sentire "i Capi" della situazione.
"Tu devi fare così e poi cosà!"
In pochi badano a "formare" e non soltanto ad "istruire".
L'istruttore da soluzioni a problemi che non conosciamo.
Il maestro ci pone problemi di cui non conosciamo le soluzioni.
Ci mette in difficoltà e ci obbliga a trovare delle risposte.
Ci fa lavorare, attivamente, sul nostro processo di cambiamento.
Non si preoccupa del nostro ego risparmiandoci fallimenti.
Lui non vuole che noi facciamo giusto.
Vuole che noi facciamo esperienza!
Cosa fate quando comprate un cellulare nuovo?
Leggete bene il libretto di istruzioni prima di accenderlo, o lo accendete e provate?
E quando aprite il libretto di istruzioni per quella funzione che proprio non trovavate, sapete già come muovervi e cosa cercare.
Conoscete il valore dell'informazione che state ricevendo.
E tra voi ed il telefono non c'è il libretto come intermediario.
Perché allora dobbiamo sempre avere un intermediario tra noi ed il nostro aikido?
Perché un insegnante vuole essere costantemente protagonista del percorso di un allievo?
Per pettinare ancora un po' il suo Ego.
Ma un vero Maestro non vuole essere adorato ed ossequiato.
Indica la Via, ci segue nel percorso lasciandoci cadere, ovviamente attento a non farci ferire troppo, e ci incita a sollevarci con le nostre stesse gambe.
Per quanto acido lattico ci sia nelle cosce e per quanto sbucciate siano le ginocchia, trova sempre il modo di risvegliare in noi la forza di continuare.
13 novembre 2011
Morihei, l'Irimitenkan ed il cappello di Indiana Jones
La prima cosa che si impara salendo su un tatami di Aikido, è notoriamente l'irimitenkan.
Ripetuto centinaia di volte.
E' uno di quei must che non puoi non avere.
Grossomodo come fare l'esame di anatomia a medicina, assaggiare il gelato fritto al ristorante cinese, capitare casualmente su un sito XXX cazzeggiando per la rete...
Accompagnato da tante bellissime didascalie, quali "l'Aikido è circolare!", "La sfera dinamica!" o ancora più pittorescamente, "Sparire e riapparire alle spalle dell'avversario!".
Per anni quindi, ci alleniamo nel perfezionare questo taisabaki, controllandone la simmetria, disegnando alla perfezione l'arco di 180 gradi, bilanciando costantemente la distribuzione dei pesi, forzando al massimo l'irimi per restare perfettamente in linea con l'attacco, e abbinando al tutto la corretta respirazione.
Qundo finalmente ci sentiamo cintura nera di irimitenkan, con un allenamento alle spalle tale da poter ruotare alla perfezione anche ad occhi chiusi, saliamo sul tatami on una freccia sempre incoccata al nostro arco.
Al primo che ci saluta, rispondiamo con un irimitenkan degno di una ballerina professionista!
Mi ricordo che per molto tempo ho considerato l'allenamento di I.T. in solitaria come il succo stesso della pratica dell'Aikido.
Ore ed ore passate a consumare piedi, ginocchia e tappeti di casa mia.
Un giorno, poi, il delitto supremo.
Leggendo un libro su O Sensei, mi capitò una frase nella quale si diceva che lui praticava O irimi, O tenkan, ma mai irimitenkan di seguito.
C'era scritto che questo taisabaki era stato introdotto a scopo formativo da suo figlio, e che molti dei suoi allievi lo avevano adottato come propedeutico di base.
Devo dire che se gli occhi non mi caddero sulla carta in quel frangente, difficilmente mi potranno cadere in futuro!
Non ho bisogno di raccontarvi che presi tutte e 25 videocassette su Morihei dalla nostra libreria e passai varie ore a spulciarle per ritrovare un Irimitenkan completo.
Niente. Nisba. Niet.Zero.
Così passai un lungo periodo della mia vita alla ricerca dell'Irimitenkan perduto.
Cappello e frusta a parte, ero una sorta di Indiana Jones dell'Aikido!
Cosa è venuto fuori?
Che effettivamente in azione è impossibile agire con un irimitenkan puro.
L'irimi sulla linea tiene tori esposto all'attacco per troppo tempo.
E non crea nessuno spazio entro cui portare uke in disequilibrio durante la rotazione.
E il tenkan completo, passa attraverso una serie di shikoku (angoli morti), senza utilizzarli, per terminare in linea col compagno, nell'unica posizione in cui anche uke rispetto a tori è in shikoku.
Guardando quei maestri che non hanno utilizzato l'irimitenkan come pilastro, essi si servono di un taisabaki simile in apparenza, ma molto molto differente in pratica.
Se fanno solo Irimi, è un movimento profondo e tagliente.
Se fanno solo tenkan, spostano l'uke nel punto in cui essi si trovavano prima di muoversi.
Quando però sembra che abbinino entrambi i movimenti, in realtà non fanno i rimi, ma semplicemente scambiano le gambe uscendo un minimo dalla linea dell'attacco.
Quando poi ruotano, si muovono sempre su mezze rotazioni, mai su piroette complete.
Sono vari anni che utilizzo questo sistema di movimento al posto del classico IT.
Trovo che le possibilità che esso offra nel creare instabilità nell'attaccante, e nel chiudere ogni apertura, siano praticamente infinite.
Me lo conferma,solitamente, la faccia del mio uke quando entriamo in connessione su yokomenuchi,per esempio...
E stressa molto meno i legamenti del ginocchio.
Ma il punto non è quanto sono bravi i maestroni, o quanto un movimento è migliore di un altro.
Piuttosto, quanto sia importante mettere in discussione anche ciò che è nelle premesse della pratica, per trovare soluzioni innovative, fisiologicamente migliori, più efficienti e naturali.
E per aprire nuovi orizzonti ad una disciplina che vive troppo spesso, diciamocelo, di luoghi comuni ed intoccabili preconcetti.
Ripetuto centinaia di volte.
E' uno di quei must che non puoi non avere.
Grossomodo come fare l'esame di anatomia a medicina, assaggiare il gelato fritto al ristorante cinese, capitare casualmente su un sito XXX cazzeggiando per la rete...
Accompagnato da tante bellissime didascalie, quali "l'Aikido è circolare!", "La sfera dinamica!" o ancora più pittorescamente, "Sparire e riapparire alle spalle dell'avversario!".
Per anni quindi, ci alleniamo nel perfezionare questo taisabaki, controllandone la simmetria, disegnando alla perfezione l'arco di 180 gradi, bilanciando costantemente la distribuzione dei pesi, forzando al massimo l'irimi per restare perfettamente in linea con l'attacco, e abbinando al tutto la corretta respirazione.
Qundo finalmente ci sentiamo cintura nera di irimitenkan, con un allenamento alle spalle tale da poter ruotare alla perfezione anche ad occhi chiusi, saliamo sul tatami on una freccia sempre incoccata al nostro arco.
Al primo che ci saluta, rispondiamo con un irimitenkan degno di una ballerina professionista!
Mi ricordo che per molto tempo ho considerato l'allenamento di I.T. in solitaria come il succo stesso della pratica dell'Aikido.
Ore ed ore passate a consumare piedi, ginocchia e tappeti di casa mia.
Un giorno, poi, il delitto supremo.
Leggendo un libro su O Sensei, mi capitò una frase nella quale si diceva che lui praticava O irimi, O tenkan, ma mai irimitenkan di seguito.
C'era scritto che questo taisabaki era stato introdotto a scopo formativo da suo figlio, e che molti dei suoi allievi lo avevano adottato come propedeutico di base.
Devo dire che se gli occhi non mi caddero sulla carta in quel frangente, difficilmente mi potranno cadere in futuro!
Non ho bisogno di raccontarvi che presi tutte e 25 videocassette su Morihei dalla nostra libreria e passai varie ore a spulciarle per ritrovare un Irimitenkan completo.
Niente. Nisba. Niet.Zero.
Così passai un lungo periodo della mia vita alla ricerca dell'Irimitenkan perduto.
Cappello e frusta a parte, ero una sorta di Indiana Jones dell'Aikido!
Cosa è venuto fuori?
Che effettivamente in azione è impossibile agire con un irimitenkan puro.
L'irimi sulla linea tiene tori esposto all'attacco per troppo tempo.
E non crea nessuno spazio entro cui portare uke in disequilibrio durante la rotazione.
E il tenkan completo, passa attraverso una serie di shikoku (angoli morti), senza utilizzarli, per terminare in linea col compagno, nell'unica posizione in cui anche uke rispetto a tori è in shikoku.
Guardando quei maestri che non hanno utilizzato l'irimitenkan come pilastro, essi si servono di un taisabaki simile in apparenza, ma molto molto differente in pratica.
Se fanno solo Irimi, è un movimento profondo e tagliente.
Se fanno solo tenkan, spostano l'uke nel punto in cui essi si trovavano prima di muoversi.
Quando però sembra che abbinino entrambi i movimenti, in realtà non fanno i rimi, ma semplicemente scambiano le gambe uscendo un minimo dalla linea dell'attacco.
Quando poi ruotano, si muovono sempre su mezze rotazioni, mai su piroette complete.
Sono vari anni che utilizzo questo sistema di movimento al posto del classico IT.
Trovo che le possibilità che esso offra nel creare instabilità nell'attaccante, e nel chiudere ogni apertura, siano praticamente infinite.
Me lo conferma,solitamente, la faccia del mio uke quando entriamo in connessione su yokomenuchi,per esempio...
E stressa molto meno i legamenti del ginocchio.
Ma il punto non è quanto sono bravi i maestroni, o quanto un movimento è migliore di un altro.
Piuttosto, quanto sia importante mettere in discussione anche ciò che è nelle premesse della pratica, per trovare soluzioni innovative, fisiologicamente migliori, più efficienti e naturali.
E per aprire nuovi orizzonti ad una disciplina che vive troppo spesso, diciamocelo, di luoghi comuni ed intoccabili preconcetti.
9 novembre 2011
Improvvisare la libertà
Prendi un tizio.
Ma mica uno qualsiasi!
Uno proprio GIAPPONESE originale.
E gli fai fare Aikido all' Aikikai.
Vabbè..diciamo che gli fai fare un sacco di volte IkkyoNikkyoSankyo & Co.
Ma un SACCO di volte.
Finchè non le impara bene.
Ma talmente bene che gli affidano l'incarico di direttore didattico di una nazione intera!
La Tailandia, per l'esattezza.
E passano gli anni.
Ma mica due o tre?
30, 35!
Tanto che gli vengono i capelli bianchi del maestro e gli viene dato l'ottavo dan.
OTTAVO!
Ed il titolo di Shihan.
SHIHAN!
Ad una certa età e con un certo grado, con un bagaglio di esperienze alle spalle ed una nazione intera che ti invita a fare stages, ti senti pure un po' bravino,no?
E cerchi di esprimenti attraverso un aikido che non sia più sempre e soltanto coreografato, vi pare?
Si, esattamente.
Provi ad esprimere un Aikido Vivo.
Per l'appunto..PROVI!
Nel senso che se non ci hai lavorato in maniera specifica, se proprio durante un importantissimo embukai, improvvisi un Aikido Vivo su due piedi, per quatto tu possa essere graduato ed incensato, non hai che una sola possibilità: fare una figura di cacchissima.
Senza offesa per la cacca, che a modo suo, pure ha un'utilità....
La libertà non arriva per grazia e virtù dello spirito santo.
Non basta praticare lo schema perché un giorno, MAGICAMENTE, il nostro corpo si muova da solo in maniera adattiva.
E' uno studio che entra nello schema, lo frantuma fino a ricavarne i principi più profondi e lo ricostruisce a propria immagine e somiglianza, in funzione della necessità.
Richiede anni di sperimentazione,competenza specifica, richiede, soprattutto, di mettersi in gioco continuamente.
Ecco a voi un modello vivente di come un aikido schematizzato praticato in maniera assoluta, per decenni, possa entrare in tilt nel momento in cui non c'è un canovaccio con il proprio uke.
Nonostante il grado.
Nonostante l'esperienza.
Nonostante l'incarico.
Sapete cosa mi fa una tristezza INAUDITA?
Il fatto che i commenti su youtube parlino di "pessimi uke", che "opponevano resistenza al maestro" e si "comportavano in maniera davvero maleducata!"
Questo è indottrinamento, è non voler vedere e non ammettere che questa dimostrazione non è solo brutta e malriuscita.
E' patetica.
In tutti i sensi.
Ed è una mortificazione per chiunque creda che nell'aikido debba esserci un minimo di serietà.
Ma mica uno qualsiasi!
Uno proprio GIAPPONESE originale.
E gli fai fare Aikido all' Aikikai.
Vabbè..diciamo che gli fai fare un sacco di volte IkkyoNikkyoSankyo & Co.
Ma un SACCO di volte.
Finchè non le impara bene.
Ma talmente bene che gli affidano l'incarico di direttore didattico di una nazione intera!
La Tailandia, per l'esattezza.
E passano gli anni.
Ma mica due o tre?
30, 35!
Tanto che gli vengono i capelli bianchi del maestro e gli viene dato l'ottavo dan.
OTTAVO!
Ed il titolo di Shihan.
SHIHAN!
Ad una certa età e con un certo grado, con un bagaglio di esperienze alle spalle ed una nazione intera che ti invita a fare stages, ti senti pure un po' bravino,no?
E cerchi di esprimenti attraverso un aikido che non sia più sempre e soltanto coreografato, vi pare?
Si, esattamente.
Provi ad esprimere un Aikido Vivo.
Per l'appunto..PROVI!
Nel senso che se non ci hai lavorato in maniera specifica, se proprio durante un importantissimo embukai, improvvisi un Aikido Vivo su due piedi, per quatto tu possa essere graduato ed incensato, non hai che una sola possibilità: fare una figura di cacchissima.
Senza offesa per la cacca, che a modo suo, pure ha un'utilità....
La libertà non arriva per grazia e virtù dello spirito santo.
Non basta praticare lo schema perché un giorno, MAGICAMENTE, il nostro corpo si muova da solo in maniera adattiva.
E' uno studio che entra nello schema, lo frantuma fino a ricavarne i principi più profondi e lo ricostruisce a propria immagine e somiglianza, in funzione della necessità.
Richiede anni di sperimentazione,competenza specifica, richiede, soprattutto, di mettersi in gioco continuamente.
Ecco a voi un modello vivente di come un aikido schematizzato praticato in maniera assoluta, per decenni, possa entrare in tilt nel momento in cui non c'è un canovaccio con il proprio uke.
Nonostante il grado.
Nonostante l'esperienza.
Nonostante l'incarico.
Sapete cosa mi fa una tristezza INAUDITA?
Il fatto che i commenti su youtube parlino di "pessimi uke", che "opponevano resistenza al maestro" e si "comportavano in maniera davvero maleducata!"
Questo è indottrinamento, è non voler vedere e non ammettere che questa dimostrazione non è solo brutta e malriuscita.
E' patetica.
In tutti i sensi.
Ed è una mortificazione per chiunque creda che nell'aikido debba esserci un minimo di serietà.
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