Un omaggio targato AikidoVivo a tutti i praticanti che non stanno più nel keikogi dalla voglia di tornare a posare i loro piedoni sul tatami!
3 settembre 2012
1 settembre 2012
Vivere senza nemico
Andrè Cognard Shihan è il fondatore della Accademia Autonoma Aikido, la A.A.A., ed è il massimo rappresentante europeo della pratica del maestro Kobayashi Hirokazu, uno dei più caratteristici allievi di O Sensei.
Ho avuto il piacere di partecipare varie volte ai suoi seminari, ed ho trovato sempre un'ottima proposta tecnica ed un'atmosfera ieratica e rispettosa.
Trovo, seriamente, che Cognard sia uno dei più grandi esperti di Aikijo viventi.
La grazia e la velocità dei suoi movimenti con il bastone fanno a cazzotti con la stazza e la potenza del suo corpo, tanto che ci si chieda immancabilmente come possano convivere tanto spudoratamente in un uomo solo.
Ecco un bellissimo pensiero, che condivido appieno e che trovo estremamente in linea con la filosofia di A.V.
Per chi fosse interessato, la Luni Editrice aveva già tradotto due libri di Cognard, dal titolo "Il corpo cosciente" ed "Il corpo filosofo", molto interessanti, anche se di non facile lettura. Q U I è possibile procurarsi il saggio del maestro "Vivere Senza Nemico".
Io l'ho appena ordinato...
Se qualcuno lo avesse già letto ed avesse voglia di postarci un bel commento è il benvenuto!^_^
31 agosto 2012
Il neonato, l'ingaggio e la vita felice
Se io vi chiamassi di colpo e vi lanciassi all'improvviso un bicchierino di plastica, molto probabilmente lo lascereste cadere a terra.
Anche un po' incazzati, se vogliamo...soprattutto se il bicchierino fosse stato usato e gocciolante...
Ma cosa cambierebbe se invece del bicchierino, vi lanciassi il vostro smartphone di ultima generazione, con dentro tutte le foto della vacanza, tutti i messaggi amorosi e 200 euro di suonerie scaricate?
Sicuramente vi incazzereste molto, MOLTO di più.
Ma sono altrettanto sicuro che vi lancereste alla stregua di Pumpido all'incrocio dei pali, per afferrarlo prima del disastro, magari atterrando al suolo dopo un doppio tuffo carpiato, con tanto di ukemi alla Parkour.
E cosa fareste se vi lanciassi un neonato?
Prima di chiamare la Neuro, intendevo...
Ecco, questo è il concetto di "Ingaggio".
Ogni volta che compiamo un gesto, "ingaggiamo" una parte del nostro corpo e della nostra concentrazione.
Quanto più quel gesto conta per noi, tanto più siamo pronti ad ingaggiarci per portarlo a compimento.
Cambia poco rispetto al comprare, che ne so, un Computer nuovo.
Più tempo passo al pc, più cose ci faccio e più esse sono importanti per me e per il mio lavoro, più sono disposto a spendere nell'acquistarlo.
Esistono macchine da 300 euro, che permettono discretamente di leggere la mail e postare su facebook.
Ovvio che un grafico sarà disposto a spenderne 3000, per decimare il tempo di un rendering e metterci su una scheda grafica degna di Matrix.
E dunque,quanto saremmo disposti ad ingaggiare, di noi stessi, se in gioco ci fosse la nostra vita?
Se dovessimo tirare uno shomenuchi per salvarci la pelle, con quanta concentrazione e quanto "ingaggio" fisico, muscolare ed articolare lo faremmo?
Se dovessimo muoverci per evitare quello shomenuchi, sposteremmo solo la testa, o utilizzeremmo al meglio il busto, le anche e le gambe, flettendo bene le ginocchia e scattando come felini??
In Aikido questo è il senso della marzialità, secondo me.
Mettere in gioco la propria vita, in senso figurato, per ingaggiarsi al massimo, corpo e mente, in ciò che stiamo facendo.
In giapponese si dice "Emanare KI", o "Unificare corpo e mente".
Indica la presenza di spirito, il tempo dedicato ad una cosa, quanto mettiamo in gioco per portarla a compimento e quanto di noi stessi si riversa in quella cosa.
Più lavoriamo su un corpo mobile e funzionale, più "corpo" riusciamo ad ingaggiare in un'azione.
Più corpo ingaggiamo, più presenza mentale mettiamo in quel gesto.
E quando impariamo a mettere tutto noi stessi in ciò che facciamo, lo rendiamo veramente importante.
E rendere importante la nostra vita, mettendo corpo e mente in ciò che facciamo, è il primo passo verso un' esitenza piena e felice, consapevole di ogni attimo vissuto.
28 agosto 2012
Weapons and Kaeshi: di nuovo al Dojo
Dal 4 settembre ripartiranno i nostri corsi a Napoli Centro, Vomero e Fuorigrotta, a Pomigliano d'Arco, ad Avellino,a Sapri ed a Palermo!
In pentola bollono un sacco di cose, non fatemi perdere tempo sennò si brucia tutto!;-)
In pentola bollono un sacco di cose, non fatemi perdere tempo sennò si brucia tutto!;-)
La sindrome di Padre Pio
Ciao a tutti!
Spero abbiate trascorso delle buone vacanze e che non abbiate dimenticato a casa Jo e Bokken, per tirare due suburi, ogni tanto!
Da uno scambio di opinioni su un noto Social Network, in una discussione in merito al fatto che anche i nuovi arrivati hanno diritto al giudizio, in quanto esseri umani, indipendentemente dal grado acquisito, ed in merito al fatto che anche i più grandi possano essere giudicati, ovviamente in relazione all'esperienza del "critico", è venuto fuori un articolo molto interessante scritto da Simone Chierchini sul Blog confratello "AIN".
Un piccolo assaggio
"Toccategli tutto, graffiategli la macchina nuova, rubategli la fidanzata, pigliateli a mazzate, ma non dite ai rispettivi tifosi che Saito (Tohei, Shioda, Tada, Yamaguchi, … O’Senseiiiiii!!!!) non sono necessariamente quelle figure statuarie – cristallizzate in una divina perfezione tecnica, morale e umana – che i suddetti hanno costruito nel loro subconscio e che li rende paragonabili nella devozione che ricevono ai santi cattolici di altri tempi. Proprio come nei tempi andati, osare dire che costoro erano (sono) dei semplicissimi esseri umani, con le loro grandezze e le loro numerose piccolezze, esattamente come tutti noi, può causare la messa all’Indice, la scomunica, o addirittura il rogo…"
QUI Il seguito!
Buona Lettura e Bentrovati da Aikido Vivo!
FB
Spero abbiate trascorso delle buone vacanze e che non abbiate dimenticato a casa Jo e Bokken, per tirare due suburi, ogni tanto!
Da uno scambio di opinioni su un noto Social Network, in una discussione in merito al fatto che anche i nuovi arrivati hanno diritto al giudizio, in quanto esseri umani, indipendentemente dal grado acquisito, ed in merito al fatto che anche i più grandi possano essere giudicati, ovviamente in relazione all'esperienza del "critico", è venuto fuori un articolo molto interessante scritto da Simone Chierchini sul Blog confratello "AIN".
Un piccolo assaggio
"Toccategli tutto, graffiategli la macchina nuova, rubategli la fidanzata, pigliateli a mazzate, ma non dite ai rispettivi tifosi che Saito (Tohei, Shioda, Tada, Yamaguchi, … O’Senseiiiiii!!!!) non sono necessariamente quelle figure statuarie – cristallizzate in una divina perfezione tecnica, morale e umana – che i suddetti hanno costruito nel loro subconscio e che li rende paragonabili nella devozione che ricevono ai santi cattolici di altri tempi. Proprio come nei tempi andati, osare dire che costoro erano (sono) dei semplicissimi esseri umani, con le loro grandezze e le loro numerose piccolezze, esattamente come tutti noi, può causare la messa all’Indice, la scomunica, o addirittura il rogo…"
QUI Il seguito!
Buona Lettura e Bentrovati da Aikido Vivo!
FB
11 agosto 2012
Sogni, il ghiaccio e l'acqua fluente
Takuan Soho fu un monaco Zen vissuto tra il 1573 ed il 1645.
I suoi scritti sono pregni di significato per il nostro tempo ed assolutamente rivoluzionari per quello nel quale visse lui.
Egli infondeva la mente Zen, la mente che fluisce naturalmente attraverso la realtà senza restare prigioniera in alcun sito, in tutto ciò di cui si interessò.
E questo tipo ebbe un bel po' di interessi!
Calligrafo, pittore, poeta, maestro del thè e dell'ikebana ...
Ed ovviamente non mancò di interessarsi anche di Kenjutsu.
Per lui, come per Morihei, la spada era uno strumento per diffondere la propria percezione, la propria protezione ed il proprio amore verso tutte le cose.
Nulla a che vedere con teste mozzate e lame insanguinate...
Tra le varie, pare che abbia intrattenuto rapporti nientepocodimeno che con Myamoto Musashi e Yagyu Munenori.
Con quest'ultimo, tra l'altro, ebbe fitti scambi epistolari sul tema della mente, dello spirito e dell'arte della spada.
Questi scritti sono oggi reperibili in italiano, tradotti e pubblicati da vari editori.
Io ho davanti a me una buona raccolta della Luni Editrice, "Sogni", che vi consiglio caldamente.
Capisco bene che,generalmente, sotto l'ombrellone finanche la settimana enigmistica chiede troppo alle nostre meningi e Topolino appare,ai nostri occhi offuscati dall'afa, un giallo degno di Hitchcock...
Ma la sera dopo cena, al fresco su una bella sdraio, mentre sorseggiamo una coca con granita di limone, alla luce di una lampada non troppo forte, altrimenti le zanzare ci divorano, prima di uscire a far baldoria, o di andare a dormire accanto ai nostri bambini, arriva a volte il tempo per due righe antiche di 500 anni, ancora in grado di farci desiderare di impugnare il nostro bokken e vibrare due colpi verso la luna, accendendo un po' del nostro spirito guerriero e rendendo omaggio al grande Takuan.
Qui un piccolo brano, scelto perché proprio in tema con la filosofia di Aikido Vivo!
"La Mente Corretta è quella che non si ferma in nessun luogo. E' quella che si estende su tutto il proprio corpo, consapevole di sé.
La Mente Confusa è quella che, ripensando a qualcosa, si congela in un luogo.
Appena la Mente Corretta si congela, diviene immediatamente Confusa.
Smarrirla, significa perdere funzionalità, immediatezza, lucidità, riflesso.
Per questo è fondamentale non perderla mai.
Non fermandosi in nessun luogo, la Mente Corretta è simile all'acqua.
La Mente Confusa, invece, è come il ghiaccio.
Ghiaccio ed acqua hanno la stessa essenza, ma col ghiaccio non ci si può lavare né dissetarsi.
Ma appena esso si scioglie torna a fluire, a dissetare, a purificare.
Torna a scorrere ovunque.
Quando la mente si paralizza su una cosa, essa diviene ghiaccio e non può più essere usata liberamente.
Preserva una Mente Corretta.
Fa che essa possa fluire libera dove serve e fa che nulla possa catturarla."
I suoi scritti sono pregni di significato per il nostro tempo ed assolutamente rivoluzionari per quello nel quale visse lui.
Egli infondeva la mente Zen, la mente che fluisce naturalmente attraverso la realtà senza restare prigioniera in alcun sito, in tutto ciò di cui si interessò.
E questo tipo ebbe un bel po' di interessi!
Calligrafo, pittore, poeta, maestro del thè e dell'ikebana ...
Ed ovviamente non mancò di interessarsi anche di Kenjutsu.
Per lui, come per Morihei, la spada era uno strumento per diffondere la propria percezione, la propria protezione ed il proprio amore verso tutte le cose.
Nulla a che vedere con teste mozzate e lame insanguinate...
Tra le varie, pare che abbia intrattenuto rapporti nientepocodimeno che con Myamoto Musashi e Yagyu Munenori.
Con quest'ultimo, tra l'altro, ebbe fitti scambi epistolari sul tema della mente, dello spirito e dell'arte della spada.
Questi scritti sono oggi reperibili in italiano, tradotti e pubblicati da vari editori.
Io ho davanti a me una buona raccolta della Luni Editrice, "Sogni", che vi consiglio caldamente.
Capisco bene che,generalmente, sotto l'ombrellone finanche la settimana enigmistica chiede troppo alle nostre meningi e Topolino appare,ai nostri occhi offuscati dall'afa, un giallo degno di Hitchcock...
Ma la sera dopo cena, al fresco su una bella sdraio, mentre sorseggiamo una coca con granita di limone, alla luce di una lampada non troppo forte, altrimenti le zanzare ci divorano, prima di uscire a far baldoria, o di andare a dormire accanto ai nostri bambini, arriva a volte il tempo per due righe antiche di 500 anni, ancora in grado di farci desiderare di impugnare il nostro bokken e vibrare due colpi verso la luna, accendendo un po' del nostro spirito guerriero e rendendo omaggio al grande Takuan.
Qui un piccolo brano, scelto perché proprio in tema con la filosofia di Aikido Vivo!
"La Mente Corretta è quella che non si ferma in nessun luogo. E' quella che si estende su tutto il proprio corpo, consapevole di sé.
La Mente Confusa è quella che, ripensando a qualcosa, si congela in un luogo.
Appena la Mente Corretta si congela, diviene immediatamente Confusa.
Smarrirla, significa perdere funzionalità, immediatezza, lucidità, riflesso.
Per questo è fondamentale non perderla mai.
Non fermandosi in nessun luogo, la Mente Corretta è simile all'acqua.
La Mente Confusa, invece, è come il ghiaccio.
Ghiaccio ed acqua hanno la stessa essenza, ma col ghiaccio non ci si può lavare né dissetarsi.
Ma appena esso si scioglie torna a fluire, a dissetare, a purificare.
Torna a scorrere ovunque.
Quando la mente si paralizza su una cosa, essa diviene ghiaccio e non può più essere usata liberamente.
Preserva una Mente Corretta.
Fa che essa possa fluire libera dove serve e fa che nulla possa catturarla."
6 agosto 2012
1 agosto 2012
Istruire ed Insegnare e Confessarsi
Qualcuno di voi sa certamente che all'incirca un anno fa sono diventato papà.
E' strano a capirsi fino in fondo,per chi non l'ha provato, ma la visione delle cose cambia, quando sei papà.
E non vi parlo solo di responsabilità, bollette, pannolini e pupù...
Vi parlo proprio del modo di guardare le cose.
Tutto assume nuovi significati, perché viene visto attraverso nuovi occhi.
E' un pò, in grande, quello che si prova passando da allievi ad insegnanti.
Cambia il tuo modo di guardare all'Aikido, punto.
Nella mia vita ho fatto un numero incalcolabile di stages.
Ho finito una serie di libretti, li ho fotocopiati, ci ho incollato pagine nuove e le ho finite ancora e ancora.
Se mi metto a pensare a quanto ho speso, in termini economici, mi metto letteralmente a piangere.
E se mia moglie scopre perché sto piangendo, mi obbliga a fare seppuku seduta stante...
Riguardo quelle firme ad una ad una.
Ricordo molti degli stages fatti, per dettagli tecnici, sensazioni di allenamento e situazioni più o meno divertenti vissute sul tatami e fuori da esso.
Adesso,per cortesia, chi non mi conosce bene mi faccia il piacere di uscire piano piano, senza sbattere la porta, perché facilmente potrebbe travisare il senso delle mie parole.
Bene.
Ora che siamo rimasti tra intimi, lasciatemi fare una confessione.
Tutte quelle firme, litri e litri di inchiostro sui libretti e sui tesserini, ascoltatemi bene, non vale una notte passata a studiare taisabaki con mio padre sui tappeti del salone di casa.
E, ovviamente, non è una questione tecnica.
Vedete...rischio di sembrare eccessivo, e forse lo sono davvero, ma ciò che ricordo di quegli stages è che il viaggio, il soggiorno e l'allenamento, mi hanno insegnato l'Aikido.
Ho imparato le tecniche di base e le loro variazioni, le azioni dogmatiche e quelle più estreme, i kumitachi col bokken ed i kata di jo...
Ho riempito pagine di appunti ed ho riempito il mio cervello di nozioni più o meno importanti.
Badate!
Non ne rimpiango nemmeno uno.
Se non avessi fatto quelle esperienze, non sarei come sono oggi...
Ma ripetere i movimenti del corpo in piena notte, con il tuo maestro che ti corregge la postura, con un cd al minimo volume, scherzando un po' sugli errori ma bacchettandoli uno per uno...
ti insegna ad AMARE l'Aikido.
Credo che questa sia la differenza tra insegnare ed istruire.
Un istruttore ti illumina su cosa devi fare, illustrandoti i passi, uno dopo l'altro, per arrivare dal punto A al punto B.
Un maestro ti insegna a camminare lungo la Via, senza aver paura dei tuoi passi, riempiendoti di curiosità per ogni angolo di essa, dal più buio al più luminoso, e caricandoti di gioia per ogni scoperta, per ogni fiore,per ogni sasso, per ogni buca trovata passeggiando senza fretta.
Con la consapevolezza che quella passeggiata durerà tutta la vita...
E' strano a capirsi fino in fondo,per chi non l'ha provato, ma la visione delle cose cambia, quando sei papà.
E non vi parlo solo di responsabilità, bollette, pannolini e pupù...
Vi parlo proprio del modo di guardare le cose.
Tutto assume nuovi significati, perché viene visto attraverso nuovi occhi.
E' un pò, in grande, quello che si prova passando da allievi ad insegnanti.
Cambia il tuo modo di guardare all'Aikido, punto.
Nella mia vita ho fatto un numero incalcolabile di stages.
Ho finito una serie di libretti, li ho fotocopiati, ci ho incollato pagine nuove e le ho finite ancora e ancora.
Se mi metto a pensare a quanto ho speso, in termini economici, mi metto letteralmente a piangere.
E se mia moglie scopre perché sto piangendo, mi obbliga a fare seppuku seduta stante...
Riguardo quelle firme ad una ad una.
Ricordo molti degli stages fatti, per dettagli tecnici, sensazioni di allenamento e situazioni più o meno divertenti vissute sul tatami e fuori da esso.
Adesso,per cortesia, chi non mi conosce bene mi faccia il piacere di uscire piano piano, senza sbattere la porta, perché facilmente potrebbe travisare il senso delle mie parole.
Bene.
Ora che siamo rimasti tra intimi, lasciatemi fare una confessione.
Tutte quelle firme, litri e litri di inchiostro sui libretti e sui tesserini, ascoltatemi bene, non vale una notte passata a studiare taisabaki con mio padre sui tappeti del salone di casa.
E, ovviamente, non è una questione tecnica.
Vedete...rischio di sembrare eccessivo, e forse lo sono davvero, ma ciò che ricordo di quegli stages è che il viaggio, il soggiorno e l'allenamento, mi hanno insegnato l'Aikido.
Ho imparato le tecniche di base e le loro variazioni, le azioni dogmatiche e quelle più estreme, i kumitachi col bokken ed i kata di jo...
Ho riempito pagine di appunti ed ho riempito il mio cervello di nozioni più o meno importanti.
Badate!
Non ne rimpiango nemmeno uno.
Se non avessi fatto quelle esperienze, non sarei come sono oggi...
Ma ripetere i movimenti del corpo in piena notte, con il tuo maestro che ti corregge la postura, con un cd al minimo volume, scherzando un po' sugli errori ma bacchettandoli uno per uno...
ti insegna ad AMARE l'Aikido.
Credo che questa sia la differenza tra insegnare ed istruire.
Un istruttore ti illumina su cosa devi fare, illustrandoti i passi, uno dopo l'altro, per arrivare dal punto A al punto B.
Un maestro ti insegna a camminare lungo la Via, senza aver paura dei tuoi passi, riempiendoti di curiosità per ogni angolo di essa, dal più buio al più luminoso, e caricandoti di gioia per ogni scoperta, per ogni fiore,per ogni sasso, per ogni buca trovata passeggiando senza fretta.
Con la consapevolezza che quella passeggiata durerà tutta la vita...
29 luglio 2012
La carovana, il viaggio e l'incontro
Ricordo che quando ero adolescente frequentavo una comitiva numerosissima.
Eravamo circa quaranta tra ragazzi e ragazze e ci incontravamo tutti i sabati e le domeniche.
Se oggi mi chetereste come abbia fatto a mettere insieme tanta gente per uscire,
vi risponderei che non ne ho la più pallida idea.
Quello che posso dirvi con certezza è che avevamo delle strane abitudini.
Una di queste consisteva nell'incontrarci tutti insieme nello stesso punto e muoverci in carovana per raggiungere la destinazione prescelta.
In un traffico napoletano del sabato sera, credetemi, tenere compatta una fila di dieci auto è arduo quasi quanto applicare le normative di sicurezza a bordo di un aereo che sta precipitando.
Eppure ci incazzavamo come le bestie se qualcuno non si presentava all'appuntamento, se saltava la processione preserale, senza la quale, come un rituale iniziatico che si ripeteva ogni settimana, non si era ammessi ai bagordi.
Col tempo, grazie a non so quale musa illuminante, ci apparve d'un tratto più semplice incontrarci direttamente al locale, possibilmente già dentro, con consumazione alla mano, saltando completamente il randez vouz di antipasto, con tutto lo stress legato a ritardi, cambi improvvisi di programma ed autovetture smarrite nella via crucis.
Volete mettere il relax ed il piacere di incontrare la tua gente già senza cappotti, e poter domandare loro con che mezzo fossero arrivati o che strada avessero scelto?
Il mio problema era solo preoccuparmi del mio tragitto, cercando la scorciatoia migliore fino al punto x e, magari, caricandomi in macchina la mia ragazza o il gruppo più stretto.
Una volta parcheggiato, restava solo da godersi la musica, il cibo e la bella compagnia.
Questo succedeva più di venti anni fa, ahimè…
E come è possibile che oggi mi guardo intorno e vedo che il mondo dell'Aikido ragiona spesso alla stessa, ottusa maniera di ragazzetti di quindici anni?
Se l'Aikido, per citare il Fondatore, è un modo di essere e la strada per raggiungerlo è fatta di kata, per quale motivo ci preoccupiamo così tanto del tragitto e poco dell'obiettivo?
Perché chiudiamo il nostro mondo solo alla carovana che ha percorso il viaggio insieme a noi, nello stesso mezzo e passando per le stesse vie?
Perché i nostri dialoghi si interrompono sempre al modo di tirare Ikkyo, o al tipo di Kata studiato con il bastone, invece che incontrarci serenamente in loco, lo stato di "Aiki", ed interagire semplicemente sul qui e sull'ora, rendendo il tragitto un semplice convenevole, una domanda più di rito che di curiosità?
Incontriamoci per fare Jyuwaza, impegnandoci al massimo per essere uke sinceri e rispettando l'integrità del compagno e gli orizzonti si allargheranno...
Eravamo circa quaranta tra ragazzi e ragazze e ci incontravamo tutti i sabati e le domeniche.
Se oggi mi chetereste come abbia fatto a mettere insieme tanta gente per uscire,
vi risponderei che non ne ho la più pallida idea.
Quello che posso dirvi con certezza è che avevamo delle strane abitudini.
Una di queste consisteva nell'incontrarci tutti insieme nello stesso punto e muoverci in carovana per raggiungere la destinazione prescelta.
In un traffico napoletano del sabato sera, credetemi, tenere compatta una fila di dieci auto è arduo quasi quanto applicare le normative di sicurezza a bordo di un aereo che sta precipitando.
Eppure ci incazzavamo come le bestie se qualcuno non si presentava all'appuntamento, se saltava la processione preserale, senza la quale, come un rituale iniziatico che si ripeteva ogni settimana, non si era ammessi ai bagordi.
Col tempo, grazie a non so quale musa illuminante, ci apparve d'un tratto più semplice incontrarci direttamente al locale, possibilmente già dentro, con consumazione alla mano, saltando completamente il randez vouz di antipasto, con tutto lo stress legato a ritardi, cambi improvvisi di programma ed autovetture smarrite nella via crucis.
Volete mettere il relax ed il piacere di incontrare la tua gente già senza cappotti, e poter domandare loro con che mezzo fossero arrivati o che strada avessero scelto?
Il mio problema era solo preoccuparmi del mio tragitto, cercando la scorciatoia migliore fino al punto x e, magari, caricandomi in macchina la mia ragazza o il gruppo più stretto.
Una volta parcheggiato, restava solo da godersi la musica, il cibo e la bella compagnia.
Questo succedeva più di venti anni fa, ahimè…
E come è possibile che oggi mi guardo intorno e vedo che il mondo dell'Aikido ragiona spesso alla stessa, ottusa maniera di ragazzetti di quindici anni?
Se l'Aikido, per citare il Fondatore, è un modo di essere e la strada per raggiungerlo è fatta di kata, per quale motivo ci preoccupiamo così tanto del tragitto e poco dell'obiettivo?
Perché chiudiamo il nostro mondo solo alla carovana che ha percorso il viaggio insieme a noi, nello stesso mezzo e passando per le stesse vie?
Perché i nostri dialoghi si interrompono sempre al modo di tirare Ikkyo, o al tipo di Kata studiato con il bastone, invece che incontrarci serenamente in loco, lo stato di "Aiki", ed interagire semplicemente sul qui e sull'ora, rendendo il tragitto un semplice convenevole, una domanda più di rito che di curiosità?
Incontriamoci per fare Jyuwaza, impegnandoci al massimo per essere uke sinceri e rispettando l'integrità del compagno e gli orizzonti si allargheranno...
27 luglio 2012
La metro e la patata Aiki
Le metropolitane di tutto il mondo, si sa, possono essere dei luoghi molto pericolosi.
Un horror dai risvolti molto trash, giocava proprio su questa idea, qualche anno fa.
A volte brutale ed ingiustificata:
Altre volte più controllata:
Mi chiedono, a volte, come l'Aikido funzioni negli spazi ristretti.
Io , credo, così.
Conquistare il centro, mantenere l'asse, dissipare l'aggressività.
Non c'è bisogno del waza per ESSERE Aiki...
Un horror dai risvolti molto trash, giocava proprio su questa idea, qualche anno fa.
Gli spazi ristretti, lo stress della giornata e la quantità enorme di persone, possono generare livelli altissimi di aggressività.
Altre volte più controllata:
Mi chiedono, a volte, come l'Aikido funzioni negli spazi ristretti.
Io , credo, così.
Conquistare il centro, mantenere l'asse, dissipare l'aggressività.
Non c'è bisogno del waza per ESSERE Aiki...
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