8 febbraio 2013

"Aòòòòòòòò!!!"

"Ma ce sei ancora???"
Lo so che lo avete pensato tanto in questi ultimi tempi.
E vi rispondo una volta e per tutte: Ci sono sempre!
Aikido Vivo non chiude i battenti, ANZI!

Le cose vanno alla grandissima ed in questo momento sono oberato di impegni!

Fra pochi giorni sarà pronto il DVD sul Bukiwaza della nostra scuola e con questo le basi saranno al completo.

Nel frattempo è già in fase di script un lavoro essenzialmente basato sull'applicazione di esse e sulla filosofia di Aikido Vivo!
Concept di Chaos Guidato, esercizi di Jyuwaza armato e disarmato ed uno studio legato esclusivamente al Movimento spontaneo, all'Aikido che nasce dal cuore e non dalla mente.

Contemporaneamente si va avanti con il libro sui principi.
Come, non ve lo avevo ancora detto??
Allora mi è proprio scappato..^_^

Un tomo informale, sullo stile di questo blog.
Io non saprei fare differentemente, d'altronde.

E mica è tutto???

Questo popò di "robba", per dirla alla Verga, deve trovare spazio tra un corso e l'altro, tra uno special Keiko ed un Seminar, tra un viaggio di insegnamento ed un di apprendimento, anche se poi c'è sempre qualcosa da imparare anche quando insegni tu...

Quindi, se vi manca un pò il nostro Aikido, quello divertente, provocatorio, con un piede nella tradizione ed uno nel futuro, ecco dove potete venire a salutarmi nei prossimi giorni:





AGGIORNAMENTO: c'è stata una modifica alle date di Granada. Presto nuove comunicazioni.


18 gennaio 2013

Lo strumento, la melodia e le buste della spesa


Mi ricordo che per molto tempo ho ascoltato musica in maniera del tutto priva di consapevolezza.
Ammetto che i miei gusti musicali sono tutt'oggi non particolarmente ricercati e spesso noiosi, ma non è questo il punto.
Il punto è che ricordo chiaramente la mia assoluta incapacità di capire con quali strumenti fosse suonato il pezzo che stavo ascoltando.
Sentivo la melodia finale, il cocktail ricavato dalla summa delle note, ma non ne riconoscevo l'origine.
Basso, batteria, chitarre, tastiere....
Non ero capace di isolarne le tracce...
Poi, per fortuna, qualcuno mi ha insegnato.




Quando ho iniziato a studiare un approccio istintivo, spontaneo e vivo alla pratica, ho notato una differenza nel mio modo di insegnare i fondamentali.
Non si è trattato, soprattutto all'inizio, di una scelta cosciente.
Si è trattato di una maniera diversa di guardare ad un sapere.
Ciò che era stato per tanti anni un'unica sequenza di movimenti, finalizzata al momento culminante della proiezione o dell'immobilizzazione, diventava una composizione musicale fondata sull'armonia di strumenti differenti, che suonavano insieme ma che esistevano anche singolarmente  e che proprio grazie alla loro unicità donavano ricchezza.




Più passa il tempo, più mi rendo conto che l'Aikido classico vive molto spesso su una catalogazione mnemonica delle tecniche.
Shomenuchi Ikkyo, Shomenuchi Uchikaiten Sankyo, Shomenuchi Ushiro Kiri Otoshi....
Una sorta di lista della spesa, di quella che riempie buste troppo pesanti da portarsi fino a casa, però...
Più passa il tempo, più mi accorgo di guardare a quello che faccio ricercandone gli elementi costitutivi, le viti ed i bulloni, invece che gli ingranaggi belli e formati.
E' da qui che derivò il titolo "Elements" per il nostro DVD.




Scomporre lo strumento negli ingranaggi costituenti.
Smontare una pistola per pulirla e controllarne il corretto funzionamento, aprire il cofano del motore e risistemarne le candele e la cinghia, smontare il computer e sostituire l'hard disk, battere il piolo di blocco della lama nel manico per sganciare una katana e rinsaldarne gli innesti...

Per me questa è la vera conoscenza.
Non quanti strumenti hai, ma in quanti elementi costituenti sei capace di smontare il tuo e quanti altri puoi ricostruirne coi pezzi a disposizione...

Profondità e non vastità.

Poche, semplici cose...ma essere capaci di costruire ciò che ci serve a partire da essi.




7 gennaio 2013

Un nuovo modo di essere Aikidoka...


A seguito di un'importante evento, quale è stato a Torino lo scorso Aikido Blogger Seminar di dicembre, è più che doveroso offrire on-line un rimando di come è andata, giacché questo appuntamento è nato da un idea degli Aikidoka del Web e proprio dalla rete è stato organizzato.

I responsabili di Aikido Vivo e di Aikido Italia Network ne sono stati promotori, mentre al gruppo di Aikime è toccato l'onere dell'organizzazione.

E allora, com'è andata? Circa 70 Aikidoka (58 adulti e 11 bambini, per l'esattezza!) si sono incontrati nel Dojo di San Mauro Torinese che solitamente viene utilizzato per gli eventi che necessitano di più spazio (vedi i passati Seminar con Patrick Cassidy Sensei o "L'Aikido Torinese Riunito" dello scorso anno).

La provenienza era più che mai varia, sia in termini geografici, che di Scuola e stile di appartenenza: per un week end hanno condiviso abilmente lo stesso tatami un grosso contingente di Aikidoka piemontesi e lombardi, ma non sono mancati anche praticanti giunti dal Trentino Alto Adige, dall'Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Sicilia...

Insegnanti (davvero molti gli alti gradi intervenuti, dal 4º al 6º dan!) ed allievi provenienti da Aikikai d'Italia, di Francia, dalla Scuola Aikikai so Honbu, dal Kobayashi Ryu, dall'Iwama Ryu, dal Tendo Ryu, dalla Scuola del Maestro Gramendola e del Maestro Grande... appartenenti ai più disparati Enti (F.I.J.L.K.A.M., C.S.E.N., U.I.S.P., F.I.T.A., A.S.C., Progetto Aiki...) sono mirabilmente riusciti a convivere con profitto e vicendevole arricchimento in quest'occasione, pensata per dire la verità... in modo un po' inconsueto.

La stranezza è consistita nel fatto che i tre Insegnanti che si sono avvicendati a tenere le lezioni (Fabio Branno, Marco Rubatto, Simone Chierchini) hanno iniziato fra loro a COLLABORARE SUL SERIO, lasciando perdere "chi aveva il grado più elevato", "l'esperienza più lunga", "la tecnica più sopraffina"... "l'Aiki-verità più vera"... e considerandosi parte integrante del gruppo di PRATICANTI, sia durante la docenza, sia quando non toccava a loro di insegnare. Leggi cioè: "Si sono divertiti a sudare, cadere... sbagliare, menare e prenderle PURE LORO"!

Questo, secondo noi ha giovato molto all'atmosfera generale, perché ha fatto sentire ciascuno parte di un evento realmente vissuto INSIEME, nel quale non è esistito un "Maestro Buddhico"... da venerare o da imitare anche nei tic facciali, ma una pratica da condividere con l'esempio, l'apertura e la disponibilità di sperimentare cose nuove.

 Vista la grande eterogeneità dei presenti (parlando di estrazione Aikidoistica), le lezioni hanno maggiormente considerato aspetti legati ai principi dell'Arte, rispetto alla tecnica propria di ogni differente metodo (anche se non è mancata neanche quella!)... In sostanza ci si è sfidati a trovare elementi di unione dei veri percorsi, anziché insistere a sottolineae i particolari che potevano dividere... o far arroccare in una posizione sclerotizzata.

 E ci si è riusciti alla grande, anche dai rimandi dei presenti.

Si... perché un'altra delle importanti novità introdotte in questo Aikido Blogger Seminar è stata la possibilità da parte degli partecipanti di esprimersi gli uni nei confronti degli altri e quindi con gli Insegnanti che animavano le lezioni.

L'Aikido, per sua natura, ha un aspetto particolarmente piramidale e meritocratico... ma ecco come abbiamo fatto a renderlo più "orizzontale" e condivisibile:
 - al termine di ogni trance di allenamento (sabato mattina, sabato pomeriggio, domenica mattina) abbiamo invitato i presenti a formare piccoli gruppi (3 o 4 persone) e a discutere fra loro di tematiche particolarmente attinenti all'Aikido ed alla sua pratica;

 - in seguito a ciò, ci siamo riuniti in un grande cerchio intorno al Kamiza, nel quale ciascuno si è sentito libero di condividere cosa era emerso nel suo micro-gruppo, oltre ogni sorta di impressione, ispirazione, critica che la pratica avesse fatto affiorare in lui.
 Inizialmente preoccupati che questo momento potesse non essere capito/vissuto al meglio - la prima volta di una simile proposta sul tatami per la maggior parte dei presenti - ogni cosa però è andata nel modo migliore, in quanto il rispetto personale, delle posizioni ed idee altrui ha fatto da scenario a tutti gli interventi e gli apporti del Gruppo.

Sciolti i primi imbarazzi, è emersa anzi una sana voglia di rimandare le proprie impressioni e punti di vista.
 Cosa può indicare ciò? Forse che la comunità Aikidoistica ha bisogno di "dialogare" e confrontarsi su tematiche (più o meno sempre le stesse)... che fanno sentire soli e immersi nelle problematiche, fino a quando non si comprende che altri praticanti - in altre Scuole, e luoghi del Paese - cercano le soluzioni agli gli stessi problemi!
 Noi siamo partiti chiedendo ai presenti una riflessione su questi semplici tematiche: (sabato mattina) A1 - quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad intraprendere la pratica dell'Aikido? A2 - quali erano/sono le tue aspettative rispetto a questa disciplina? A3 - come pensi di poter in Aikido in essa i tuoi goal personali, se dipendesse da te?

(sabato pomeriggio) B1 - quali sono le principali problematiche che incontri nella pratica dell'Aikido? B2 - quanto pensi esse siano dovute al tuo modo di porti e quanto invece causate dall'attuale assetto della società Aikidoistica in cui sei immerso? B3 - come penseresti di risolvere queste problematiche, se dipendesse da te?

(domenica mattina) C1 - quali sono dal tuo punto di vista le principali prospetive future dell'Aikido? C2 - quale sarà il tuo contributo personale al processo di evoluzione della disciplina che pratichi? Ogni partecipante ha potuto sentirsi - giustamente ed una voltatanto - protagonista dell'esperienza che ha vissuto all'Aikido Blogger Seminar.

 Sono venuti fuori rimandi piuttosto articolati ed interesanti... che però in questa sede non menzioneremo, in quanto appannaggio esclusivo di chi ha avuto il piacere di condividere insieme quegli importanti momenti sul tatami.
Una sola cosa ci viene da dire: grazie per la disponibilità con la quale tutto il Gruppo ha risposto agli stimoli offerti ed ha saputo cogliere importanti occasioni di crescita e di approfondimento della reciproca conoscienza fra i presenti.
 Ci si frequenta poco, ecco perché a volte nascono barriere così difficili da buttare giù! Se ci "toccassimo" un po' più di frequente, anche fra appartenenti a stili/scuole/enti diversi, ci si renderebbe conto che siamo tutti praticanti in marcia verso una destinazione comune, indipendentemente dal mezzo che abbiamo scelto per avanzare.
Avere poi anche la possibilità di parlare con persone il cui contatto poteva essere frainteso o deformato dalle abitudini di pratica che ciascuno possiede, si è quindi rivelato una delle scommessi vincenti dell'Aikido Blogger Seminar!
Nessuna confusione nelle tempistiche: c'è stato tempo per sudare e divertirsi, e tempo per le chiacchiere... spesso nate sul tatami - negli appoisiti spazi previsti - e quindi continuate con i piedi sotto lo stesso tavolo a pranzo ed a cena, davanti ad una pizza ed una bibita!

L'Aikido Blogger Seminar è stato pensato a "basso impatto economico" per ogni partecipante, mirando alla possibilità di una preiscrizione on-line a prezzo agevolato, cercando di ospitare in case private ogni Aikidoka che è arrivato "da fuori" e scegliendo locali in cui è stato possibile pranzare e cenare con qualità a prezzi accomodanti.

Niente che non si riesca a fare con sufficiente organizzazione, e questa ne è stata la prova: tutti gli Aikidoka locali impegnati anche nella parte gestionale (iscrizioni, pulizie, fot, video-riprese)... gli Insegnanti che hanno optato per una sistemazione dignitosa, ma spartana e poco più che un rimborso spese per il loro contributo sul tatami.

Viaggiare e fare esperienza in Aikido anche oggi è POSSIBILE, non c'è crisi che tenga!

 Un altra peculiarità: forse il fatto che gli Insegnanti hanno scelto di ritornare innanzi tutto allievi l'uno dell'altro e di ciascun Aikidoka con cui praticavano... ha permesso che non ci fossero "allievi che avevano voglia di fare gli Insegnanti", come spesso accade a zonzo per i seminari di Aikido.

Ognuno ha saputo stare semplicemente al suo posto, poiché non avvertiva alcun bisogno di proteggere i suoi spazi o invadere quelli altrui: si era semplicemente in armonia!
Pare poco: dovrebbe essere forse la norma, ma provate a girare un po' e fate caso a quante volte capita... Praticare in un'atmosfera semplicemente serena, rilassata e proficua è stato il principale goal che ha fatto innamorare i presenti e ripromettersi che questa non avrebbe vdovuto essere l'ultima volta insieme! Molto probabilmente quindi... to be continued!
 Ma ora lasciamo semplicemente che le gallerie fotografiche esprimano meglio le sensazioni che abbiamo provato a Torino lo scorso 15 e 16 dicembre: ne abbiamo caricate 300 nella pagina FB dell'HARA KAI (l'A.S.D. che ha patrocinato l'evento, nella quale vi chiediamo gentilmente di cliccare il vostro "mi piace"! ^__^)...

 Le potete vedere cliccando QUI, dopo aver effettuato il log-in su Facebook... e 200 (abbiamo raggiunto il limite massimo consentito) sul Flickr cliccando QUI, per chi non fosse presente sul popolare Social Network.

Giudicate voi dalle espressioni dei volti cosa vi siete eventualmente persi, o cosa avete attivamente contribuito a creare... ecco anche un breve report VIDEO!

Inoltre - probabilmente per la prima volta in Italia, se non nel mondo! - questo evento è andato in streaming in diretta, grazie all'amico Massimiliano Gandossi sul canale Tendo Ryu Italia.

Potrete rivedere frammenti di esso cliccando QUI (prima parte, seconda parte, terza parte)!

Non sapevamo di avere questa possibilità: la prossima volta ci organizziamo meglio e pubblicizziamo meglio la cosa... in modo che possiate seguirci da casa e proiettarvi in salotto se non riuscite ad essere con noi sul tatami!

 Fabio, Simone e Marco gradirebbero ricevere, anche in forma anonima, feedback "col senno di poi" da parte dei presenti che avessero piacere di condividere le loro sensazioni a freddo. I contributi (RISPETTOSI, indipendentemente dalle opinioni rimandate) verranno pubblicati sui Blog. Potete scrivere direttamente nei commenti o alle e-mail che trovate on-line: vi ringraziamo sin d'ora per quanto riceveremo, che sarà per noi strumento di ulteriore miglioramento per il futuro! We are Newtype Aikidoka! Fabio Branno Marco Rubatto Simone Chierchini

23 dicembre 2012

I viaggi nel tempo, vecchie panzane e l'ingrediente segreto

Parlavo recentemente con un mio fraterno amico a proposito di un grande equivoco che pervade e possiede il magico mondo degli aikidoka.
Una di quelle verità storiche completamente inventate che in qualche modo ottengono tanta attenzione da diventare perfino credibili.

Più o meno alla stregua di John Titor, il soldato che nel novembre 2000 ha cominciato a postare sui forum americani la storia che lui arrivasse dal futuro, dal 2036, e che fosse tornato indietro nel tempo da una realtà distrutta da una guerra atomica e che avesse viaggiato per recuperare alcuni strumenti tecnologici inutilizzabili nella sua epoca.





Titor divenne subito un fenomeno di tal portata da interessare le tv di mezzo mondo ed un personaggio che pur scrivendo minchiate stratosferiche ancora oggi viene celebrato come un eroe nei siti di profezie e maghetti.

Tutti sappiamo che probabilmente si trattava di un adolescente onanista di Sesto San Giovanni, all'anagrafe conosciuto come Ermenegildo Vattellapesca, ma è più romantico pensare ad un novello Mr Peebody che attraversa i secoli per salvare il pianeta.

Titor è solo una delle leggende metropolitane che da sempre circolano in rete e che creano la corrente del Non Pensiero, sostenitrice accanita del "non è vero, ma MI PIACE crederci!"




Dalle nostre parti la leggenda più comune è che basta mettersi un Hakama addosso e salire su un tatami per acquisire misteriosi poteri e sopite qualità capaci di:

- Renderci Uomini migliori
- Atleti di primo ordine
- Tecnici chirurgicamente perfetti
- Guerrieri invincibili.

Ora...quando avete smesso di ridere ricominciamo.

Sembrerebbe abbastanza scontato sottolineare che ciò che non si allena non si sa fare.

Ma lo sarebbe anche dire che i viaggi nel tempo non esistono, altrimenti avremmo un pienone di gente venuta dal futuro a fare la pelle a qualche politico di troppo.





Eppure è così.
Se non cadi, indossare l'hakama non ti renderà capace di farlo.
Se non ti alleni fisicamente, l'hakama non aprirà i tuoi polmoni e ti donerà fiato a sufficienza per dieci, dico dieci, minuti di normalissimo keiko.

Se non ti alleni con un uke che attacca in maniera più libera, quando qualcosa non andrà secondo le tue previsioni farai la fine dei botti di capodanno.

Se il tuo corpo Aiki diventa obeso e rigido, affannoso ed indisponibile al movimento, quale esempio puoi dare ai tuoi allievi?
Come puoi supportare VERAMENTE il gesto tecnico che dici di conoscere??

E soprattutto, nessuna hakama ti renderà un uomo migliore, se non comincerai a vivere comportandoti volutamente come ciò che desideri essere.

L'Aikido è un dito puntato in una direzione.

Indica la Via.

Nessuno può percorrerla per noi, nemmeno il più graduato degli insegnanti.

Ed il peggio che possiamo desiderare è un hakama magica che cammini al posto nostro.






29 novembre 2012

Self Correcting System

In più occasioni ho letto in giro che la Terra è un sistema "Auto correttivo".
Un sistema che sperimenta differenti soluzioni e che permette all'evoluzione di scegliere quale di esse sopravvive e quali, invece, andranno a scomparire nel dimenticatoio degli estinti, nel cestino del desktop di Darwin.



In poche parole, funziona così.
Senza preoccuparsi di correre verso una perfezione irraggiungibile, il pianeta testa i suoi miscugli di DNA.

Pur partendo da un numero limitatissimo di proteine, le possibilità offerte dalle loro combinazioni sono pressocchè infinite, un pò come le note e la musica.

A nessuna di esse è negata una chance. Ognuna può giocarsi le proprie carte sul tavolo dell'Evoluzione, salvo accettare che la posta in gioco è la scomparsa dagli annali e la assoluta condanna alla non riproduzione.

Come se venisse bannata dal menù dei cocktail come "non idonea a sopravvivere."





In che modo questa pallina blu decide chi è dentro e chi è fuori dalla lista degli invitati?

Lascia che la specie si estingua da sè.
Gli permette di percorrere completamente il vicolo cieco della sua varianza fino a che non sbatte col naso contro il muro.
E solo allora comunica che non è consentito fare passi indietro.
Tanto materna e di larghe vedute nel concedere spazio, tanto inesorabile nel chiudere la porta in faccia, quando la deludi.





Immancabilmente mi è venuto da rapportare questa visione all'Aikido.

Se ci pensate un attimo è geniale...

Un sistema autocorrettivo, che ti permette di sperimentare ogni possibile soluzione e ti sorride fraternamente quando ti racconti ogni cazzata possibile perchè la tua personale combinazione genetica sopravviva ai fallimenti in allenamento.

Verrà un momento in cui il tuo corpo sceglierà da solo cosa tenere e cosa buttare via.

Verrà un giorno in cui i tuoi muscoli e le tue articolazioni si armeranno di animo e coraggio e butteranno via tutto ciò che ingombra inutilmente la soffitta, non importa quanto tu ci fossi affezionato.
Via il cappello del bisnonno, via il trenino rotto e le mutande della prima comunione.
Via quella tecnica tanto spettacolare e coreografata che ti faceva sentire fighissimo, quando uke era perfettamente d'accordo a fare il cascatore, via quel movimento che richiedeva ore di palestra per funzionare, via i gesti innaturali e tutto ciò che necessitava di essere pensato e ricordato mentalmente...




Self Correcting System....

Certo...Possiamo dargli una mano...possiamo metterci nelle condizioni di testare quale conoscenza conservare e quale scacciare senza pietà.

Come una bella eruzione, un manto di ghiaccio che avvolge il pianeta o un bel diluvio...
Un piccolo esperimento per dare uno schiaffone sul culo dell'evoluzione e farla muovere con più energia...
Io lo chiamo caos guidato.
Ma non è indispensabile.

Possiamo credere di restare immobili nelle nostre condizioni mentali e fisiche per sempre.
Inesorabile il sistema verrà a testare ciò che può restare e ciò che invece deve fare le valigie...

Il suo test si chiama Età.


18 novembre 2012

Il Randori, Morihei ed il Banco di Prova

In Aikido, si sa, non esiste il combattimento.
Questa frase, usata ed abusata a destra e a manca, comporta una serie di riflessioni tra l'interessante e l'inquietante.

Prendiamo i dati di fatto.
In Aikido non esistono gare di combattimento.
Non ci sono regolamenti, non ci sono categorie e non ci sono coppe in palio.
E fin qui tutto ok.
Nel 99,9% dei casi, i ruoli di tori ed uke sono ben definiti e l'uno esiste in funzione dell'altro.
Esiste il kaeshi waza, è vero, ma esso è allenabile solo in funzione di parametri dati, come lo studio di una determinata forma da ribaltare o di un determinato errore da sanzionare, e non è assoluto e scientifico.
E pure qui, nessun problema.
Dunque quale momento resta ad un aikidoka per mettere in gioco il proprio sapere in situazioni AIKIDOISTICHE, ma non preordinate?
Il Randori ed il Jyuwaza.

E qui cominciano i casini.







Uno dei più famosi Shihan in circolazione, suole dire che il Randori non esiste e che l'Aikido è kata e rigore.

Arbitro cornuto.

Nel senso che colui che giudica non può mai sapere cosa fa la moglie a casa sua.

E nelle case che hanno Morihei affisso al muro, generalmente, il Randori ed il Jyuwaza si praticano eccome.

Chi più e chi meno, ovviamente.

A casa mia si pratica "più".

Cosa intendo per più?
Ora vi spiego.

Il Jyuwaza non è un esercizio, ma un percorso.

Un viaggio attraverso cui i rapporti spazio temporali,  i files in memoria inerenti ad i kata e tutto ciò che concerne quella tranquillità interiore che inconsciamente raggiungiamo prima di iniziare a provare una tecnica, sono messi in discussione.

I parametri con i quali solitamente partiamo, che danno per scontata la posizione di uke, il fatto che arrivi dal davanti, il lato dell'attacco, la velocità, la nostra posizione, la nostra respirazione, la chiarezza delle nostre percezioni, in Jyuwaza, come in Randori, non sono scontati manco per il caxxo.







Ma perchè parlo di percorso?
Perchè tutto ciò è soggetto a delle variabili progressive di libertà che vogliamo concedere ad uke o alla situazione.
Step che, attenzione, non siamo obbligati ad affrontare se non ne abbiamo il coraggio o la preparazione,  ma che fanno la differenza su quanto "RAN" andiamo a gestire nel "DORI".

Youtube abbonda di clips nelle quali sedicenti maestroni eseguono tecniche pensate a priori su uke monoattaccanti.
Nel senso che il loro ruolo si esaurisce quando terminano il gesto, shomenuchi, per esempio, per riattivarsi unicamente al momento della caduta, atleticamente finalizzata alla vanità del tori.

Spesso li vediamo terminare il loro attacco e paralizzarsi, come se il video clip andasse in PAUSE e solo il maestro potesse muoversi all'interno del tempo immobile...

Per quanto mi riguarda, generalmente do un margine di libertà ad uke abbastanza ampio, già da subito.

Può scegliere il lato dell'attacco, la posizione dalla quale attaccare e normalmente comincia con due o tre attacchi a disposizione, con i quali proporsi.
Tutto ciò ha una regola perentoria.
Finchè tori non prende il controllo dell'azione, uke deve continuare ad attaccare senza sosta.

Faticoso?
Tanto.
Sganascioni che arrivano a segno?
Tanti, anche loro.
Ma tanto è anche quello che si impara man mano che si aumenta la libertà dell'altro.





Per me, tutta la parte formativa, sia fisica che tecnica trova il suo senso compiuto nel Jyuwaza.
Esso non rappresenta un completamento della preparazione.
Ai miei occhi è la sublimazione finale di tutto ciò che apprendiamo.
E' il momento in cui si smette di fare esercizi, geometrie, propedeutica e tradizione e si comincia veramente a fare Aikido.

In quest'ottica, quello che viene fuori dal banco prova del Jyuwaza, ci permette di riguardare diversamente a tutti gli strumenti che avevamo messo nella cassetta degli attrezzi giorno per giorno.

Una pinza d'oro zecchino, per esempio, è bellissima e very chic, ma poco utile se si tratta di tirare un chiodo...




Così per i waza.
Invece di masturbarci mentalmente su cosa può fare uke mentre noi facciamo Ikkyo, comprendiamo immediatamente che quando decidiamo di fare Ikkyo è proprio perchè uke non poteva opporsi in alcun modo.
Per lo meno senza finire dritto dritto nelle fauci di Iriminage....

Alla stessa maniera anche l'attitudine può essere rivista attraverso le esperienze del RanDori.

Una delle cose che ci portiamo dietro come retaggio tradizionale è la regola di mantenere la schiena dritta in tutto ciò che facciamo.

Sicuramente all'inizio essa significa postura, equilibrio e consapevolezza del proprio asse verticale.
Ma alla lunga diventa un blocco, che oltre a farci rassomigliare a dei burattini con un jo infilato nel sedere, ci porta a bloccare la mobilità della colonna.

Ultimamente sto rivalutando di molto la mobilità vertebrale e la possibilità di schivare un attacco più "sporco", con una manovra evasiva simile al "bobbing" del pugilato.




Strano a vedersi fatto in hakama.
Eppure immediato, istintivo, efficace e perfettamente in sintonia con lo spirito dell'Aikido.

Quell'Aikido fatto di struttura e destruttura, fatto di Go e di Ju, di solido e di cedevole, capace di un SABAKI per ogni articolazione, che mantiene vive e mobili ognuna delle sue cerniere.

Spostare la testa, se attaccati alla testa, spostare la spalla, il busto, le gambe, quando vengono attaccate, è una possibilità che non può essere devoluta a carico di un unico movimento teso ad evadere con tutto il corpo contemporaneamente.

Un braccio che si distende bruscamente verso il nostro viso sarà sempre più veloce di qualsiasi Irimi Tenkan non preparato in anticipo, mettiamocelo in mente.

Morihei definì l'Aikido, tra le tante, anche come "Sfera Pulsante".
Un organismo vivente capace di chiudere completamente sul proprio centro ogni segmento e di riaprirlo espandendosi in maniera esplosiva.

Leggo e mi verrebbe da dargli una pacca sulla spalla...

Caro Nonno, sei sempre il migliore!










7 novembre 2012

Aikido Blogger Seminar AGGIORNAMENTI

Tutti i preparativi procedono a vele spiegate, soprattutto grazie all'ottimo Marco Rubatto che si sta smazzando in quattro per accogliervi nel migliore dei modi.

QUI potete scaricare la brochure dettagliata dell'evento, per quelli che ancora hanno bisogno di un incentivo per prenotarsi un B&B a Torino o per quelli che già tengono in mano il biglietto aereo e faticano a trattenere la bava in attesa di un'anteprima!

6 novembre 2012

Takuan Soho, il Modo ed il Motivo

Alla fine di uno dei suoi stage, Endo Sensei una volta tenne un discorso molto interessante.
In genere, ogni volta che termina un seminario, spende spesso due parole per sottolineare il senso di ciò che ha mostrato, ma in quello'occasione citò Takuan Soho.



Che è un pò come Spielberg che cita Hitchcock,  per intenderci, o Luc Besson che cita Sergio Leone...
Non puoi fare a meno di ritrovarti con gli occhi lucidi e i peletti del braccio drizzati. ..
In una lettera scritta a Yagyu Munenori,  Takuan parlava di due tipologie di allenamento.
Allenare il Ji,  il Modo, ed allenare il Ri, il Motivo.
Ora,  che allenare il Modo, significhi approfondire la tecnica, questo lo capirebbe anche mia nonna.
Come si fa Udekimenage? Questo è il Ji.
La cosa carina da notare è che la maggior parte degli insegnanti giustifica le proprie tecniche a partire dalle proprie premesse.
Se faccio così lui fa cosà, quindi invece di fare così faccio cosò.
Come si fa a dire cosa farà lui, non lo so davvero.
Uke non ha regole e può reagire come meglio crede, a meno di non fare cose completamente senza senso.
Tipo: io tiro Ikkyo omote e lui si mette un dito nel naso.



La follia non è contemplata...
Ma se io faccio Ikkyo omote e lui si gira e fa un passo, la cosa è molto meno folle e molto più probabile di quanto sembri...
Allora inizia la correzione.
Io condiziono uke a rispettare le mie premesse e le mie previsioni, cosicchè lui crei quei parametri giusti affinchè la mia logica non faccia una grinza.
Sul dizionario di google, questa cosa è citata come "barare".
Ma diamola per buona!
In fin dei conti, se ogni logica rappresenta un caso, ed ogni caso rappresenta un possibile scenario, ogni logica ha diritto di esistere e dignità di essere studiata.
Dunque nello studio del Ji, ogni Modo è il modo giusto, purchè all'interno del sistema tecnico ci sia un minimo di coerenza e di senso logico.
Nonostante ciò, per molti, a detta di Takuan, un monaco Zen vissuto nel 1600, il Ji è l'unica modalità di allenamento.



Il Motivo, ossia il perchè ed il quando, è lasciato al domani, a quanto il Ji sarà perfetto, a quando il praticante conoscerà ogni singolo dettaglio della forma, nella logica del suo insegnante, finchè quest'ultimo non si "evolverà" e la cambierà radicalmente.

Come dire "Conosco ogni dettaglio del cambio della mia auto, ne conosco gli ingranaggi, il peso, la dimensione, i materiali specifici e la profondità dell'incavo sul pomello. Ancora non so quando passare in seconda, ma un giorno ci arriverò!"
Il RI è imparare a riconoscere quando utilizzare uno strumento, perchè preferirlo ad un altro in base a parametri che per una parte sono schematizzabili ma per l'altra sono del tutto personali.


Significa allenare la comprensione, la strategia, la percezione tattile, la visione.
Significa mettere in gioco il proprio sapere e renderlo Vivo.



In ultima analisi significa comprendere come porsi nei confronti della situazione, per essere in grado di servirsi dei propri strumenti.
Per diventare tutt'uno coi propri strumenti...
Scrivetelo in agenda.
Dal prossimo Keiko, allenare la tecnica ED allenare il corpo a capire come servirsene.


1 novembre 2012

La sedia, la coerenza e il messaggero

Facciamo due conti.
Nel Giappone feudale, la vita media era all'incirca 60 anni.
Il che vuol dire che a 50 eri considerato vecchio, saggio e prossimo alla dipartita.
I samurai apprendevano qualcosa come 17 differenti discipline, dal maneggio delle armi al Jujutsu, dall'equitazione alle tecniche di arresto.
Ora, se consideriamo che per apprendere ognuna di queste discipline in maniera tale da affidare alla loro conoscenza le nostre chiappe ci vorrebbero per lo meno 5 anni di studio quotidiano, in media, dedicandone di fatto 7 alla spada e 3 al cavallo, per esempio, ed utilizzando la calcolatrice del mio pc, troviamo che 5x17=85
85 anni di allenamento quotidiano per padroneggiare tutto il sapere del Budo.
Senza manco eccellere, diciamocelo.



Bene.
Contiamo che un guerriero doveva essere pronto per scendere in battaglia prima dei 20 anni e chiediamoci un minuto come questo fosse possibile.
O i giapponesi avevano inventato una qualche magia per zippare 10 anni di allenamento in uno, una sorta di WinRar temporale, che sarebbe un pò il sogno dell'essere umano, oppure la loro didattica aveva un qualche segreto.
Viaggi nel tempo a parte, la spiegazione si trova in un unico principio di insegnamento delle discipline del Budo.
Il "RIAI".

RIAI vuol dire "coerenza".




Si parla della capacità di scambiare competenze tra varie aree di lavoro, in modo tale da utilizzare delle conoscenze acquisite in una di esse, per evolvere la maestria in tutte le altre.

Così,a livello strategico, quando si parla di "Nuki", per esempio, ossia la strategia di offrire un bersaglio all'avversario per attirare in quel punto il suo attacco, essa può essere utilizzata indipendentemente dall'arma che stavamo maneggiando.

Allo stesso modo, a livello tecnico, quando si parla di pressione indiretta, si identifica un movimento di una sezione del corpo utilizzando come motore un punto distante da quella sezione.

Flettere il gomito per alzare una mano, per esempio, è una trovata tecnica che funzia nel Jujutsu, per liberare un braccio, come nel Kenjutsu, per sollevare la spada o nel Jojutsu, per governare la punta e così via.

Per noi aikidoka, il Riai dovrebbe essere quel ponte che fa si che tutte le nostre aree si supportino l'una con l'altra.

Suwari Waza, Hanmihandachi, Tachi ed ovviamente Bukiwaza.

Ma secondo me, non solo.
Credo che quando il nostro sapere si universalizza, e passa dalla conoscenza dello strumento "arma" o dello strumento "tecnica", alla conoscenza dello strumento "corpo" e del rapporto "spazio-tempo", esso possa portarci anche al di fuori delle nostre aree di competenza.



Maneggiare un bastone corto, per esempio, pur non avendolo mai imbracciato, non dovrebbe essere così innaturale per chi si è allenato nel Taijutsu, nell'Aikiken e nell'Aikijo con lo spirito del Riai.

Nell'ultimo seminario di Palermo, per spiegare il Riai ho improvvisato un Jyu Waza utilizzando una sedia come arma.

Una sedia, avete letto bene.

Chiaramente non ispirandomi alle immagini dell'Uomo tigre, per quanto quelle scene impreversassero prepotentemente nella mia mente!

Ma come se fosse un Jo a 4 punte, passando da una presa di contatto ad una centralizzazione e ad una proiezione.
E man mano che ci prendevo gusto, riuscivo anche a mettere uke seduto sulla mia sedia, invece che lanciarlo via.

Il senso è semplice: se si sta attenti a non confondere il messaggio col messaggero, lo si può vestire di qualunque costume, conservandone il senso, la sensazione ed il piacere di praticarlo.