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27 maggio 2012

Alla fine arriva ELEMENTS!

E' stato un lavoraccio, lo ammetto.
Ore ed ore di riprese, con un cameraman puntigliosissimo, ma che sapeva il fatto suo, uke instancabili, che si davano il cambio battendosi la mano come nel wrestling, un'assistente alla regia che ha consumato litri di inchiostro, il tipografo che mi chiamava dieci volte al giorno, e parecchi giorni (e notti) in sala montaggio.

Però sono soddisfatto.
E credetemi, non lo sono quasi mai.

Ma questa volta non riesco a trovare validi motivi per non esserlo.

Abbiamo coperto tutte le Aree, sviluppato le azioni più ElementaLi, mostrato un buon Aikido, ma soprattutto una buona IDEA di Aikido.

Questo è il secondo Teaser/Trailer.
Giudicate voi.





Da QUESTO link è possibile ordinare il DVD, tramite Paypal o Postepay.
Impacchettato ed incelofanato,arriverà a casa vostra senza spese di spedizione.
Ma se passate dal dojo e lo prendete dopo aver sudato insieme e prima di andare a bere una birra tra aikidoka, è tutto più divertente.;)

21 maggio 2012

Matsu Kaze

Leggevo un pensiero di Inaba Sensei, che mi faceva sorridere.

Matsukaze,il vento tra i pini.

Il vento soffia forte. Ma finchè gli alberi si muovono e si adattano, continuano a rimanere in piedi.
A volte prendendo forme bellissime, sulla spiaggia.

Ma il vento non lo sa.
Non soffia perché l'albero si pieghi e trovi una forma particolarmente bella.
Soffia per spazzarli via.

L'adattabilità,l'aiki, trasforma la violenza in bellezza, in arte e trova la vita laddove esiste il desiderio della morte.

19 maggio 2012

Endo sensei, 2012

per pochi,mi sa....^_^


http://youtu.be/z4F0Sm87LK0

Il video non è elencato.
Copincollate il link e divertitevi!

16 maggio 2012

Aikido Elements DVD

Come vi raccontavo qualche post fa, negli ultimi anni ho sentito sempre più forte la necessità di trovare degli "elementari costituenti" del panorama Aikido, che fossero semplici, nel senso di "non articolati tra loro" e che potessero diventare riferimento per qualunque praticante, dal principiante allo yudansha,

Oggi, dopo tanto lavoro sull'argomento, penso di aver trovato una risposta.




"Aikido Elements", come tutta la mia pratica, è una proposta, una domanda, un quesito.
Un problema al quale io propongo una MIA soluzione, a titolo di esempio.
Voi siete liberi di servirvene, se vi appaga.
O siete liberi di trovarne delle altre, purché le diffondiate e permettiate a tutti noi di studiare e comprendere il vostro lavoro, la vostra risposta.

Il punto cruciale del DVD non è "Come si esegue una tecnica", ma "Quali sono i pezzi del puzzle", quali strumenti basilari sono necessari per studiare Aikido.

Il DVD sarà disponibile dal primo giugno.

E' possibile preordinarlo da ora al costo di 16 euro, inclusa spedizione, su www.aikidoedintorni.com.

Questo è un piccolo assaggio, così, per accendere l'appetito...;)

11 maggio 2012

Rifatevi gli occhi!

Per chi non lo conoscesse, un bel SITO con immagini del Giappone di fine 800.

Ci si trova roba che lascia correre la fantasia...^_^






Poi non dite che non penso a voi...;)

10 maggio 2012

Il Kata, l'Elemento e la Vichyssoyse

Ricordo che quando ero bambino passavo spesso le mattinate senza scuola a casa della nonna.

Mi ricordo gli odori di ragù che impregnavano l'aria dalle 9 del mattino ed i cumuli di bucce di frutta e verdura sul piano da lavoro.
E ricordo come colonna sonora quotidiana il vociare della cuoca di turno che illustrava succulente e complicate ricette alle casalinghe.




Guardare un programma di cucina mentre cucini è un po' come ascoltare un cd mentre stai suonando o guardare un film hard mentre fai l'amore...

Più che altro crea atmosfera, ma non lo segui veramente.

Mi colpiva sempre la frode della presentatrice che proponeva un piatto di quelli che "lèvati!", da improvvisare in due minuti, elencando tra gli ingredienti qualcosa che di per sè richiedeva ore di lavoro.

"Prendete una pastafrolla a forma di cestino..."

Minchia!

"Prendete un vasetto di crema di funghi ed asparagi condita con marsala!"

Stica!

"Ora aggiungete un po' di Vichyssoise precedentemente preparata..."

Seeee!




Insomma: due minuti per chiudere in bellezza i 120 ai fornelli del giorno precedente!!!

Come se dicessi "Ti rendo campione di nuoto in due minuti: hai un minuto e trentanove secondi netti per fare duecento metri a stile libero, e ti restano pure ventuno secondi per riposare..."

Chissà perché,ogni volta che dedico qualche sessione di keiko ai programmi d'esame, mi viene in mente quel programma di cucina.

Credo sinceramente che i nostri kihon waza siano un po' fraudolenti, come,se non più delle ricette della presentatrice di 30 anni fa.

Katadori menuchi Ikkyo.
Prendiamo un esempio lampante.

Quanti elementi costituiscono questo kata?

La presa con la corretta distanza, lo Shomen, il Tenkan, il Deai su Shomenuchi, Kibadachi, Tsuki ed infine Katadori Ikkyo, con immobilizzazione in Suwari waza




Se cambiamo uno solo di questi elementi il kata cambia aspetto.

Se uke afferra tirando verso il basso, invece che spingendo, tutto il resto acquista nuova logica e, probabilmente (SICURAMENTE!) richiede variazione ed adattamento.

Adattamento può significare che invece del Tenkan, la situazione richieda un Tenshin.
O che invece dello tsuki, possa servire un gyaku yokomen...

Voglio dire: ci si adatta pescando comunque da un pacchetto di azioni previste dall'Aikido, mica sto parlando di fare il triplo salto mortale!

Eppure questo cambiamento è una delle radici della diffusa xenofobia aikidoistica.




"Noi facciamo Ikkyo col passo in avanti, loro lo fanno in controanca. STAGLI LONTANO!!!Potrebbero mischiarti!!"
"Noi facciamo Ushiro waza scendendo, loro lo fanno col kaiten! Scegli: O NOI O LORO!"

Ora, è chiaro che una mente labile con un idiota intorno resta tale sempre e comunque.

Hai voglia a metterci cioccolato, una mutanda non diventerà mai un profitteroles.




E ci siamo.

Ma mi chiedo: non è che i nostri kata sono talmente tanto articolati che creano fin troppo facilmente differenze e pregiudizi?



Mi domando: il kihon, le basi, per loro definizione, non dovrebbero essere l'elemento costituente di tutto il resto?
Il mattone semplice con cui costruire tutto?

Nel Karate la base è Tsuki, non tsuki in risposta a maegeri o a uraken.
Nel Judo la base è Ippone Seoi, non Ippon Seoi in risposta a presa al bavero, al polso al collo o da shomen.

E noi, siamo davvero sicuri che Katamen Ikkyo, o Katadori Ikkyo o Katatedori Ikkyo, possano considerarsi delle basi?

Sono essi gli elementi minimi con cui poter lavorare il resto?
Gli Atomi, i "non più scindibili"?

Ovvio che no.



E mi chiedo: potremmo dedicarci di più agli elementi costituenti, esaminandoli a fondo e padroneggiandoli perfettamente e considerare QUESTI come basi?

Quanto tempo a lezione dedichiamo al suburi di Shomen a mano nuda?
Quanto al Kibadachi?
Quanto allo tsuki ed alla corretta distanza nella presa?

Forse non abbastanza...forse siamo troppo presi dal quadro per pensare ai colori...

Ma una volta che un allievo ha in mano i colori, non è forse pronto a cimentarsi con i quadri, qualunque essi siano?





Sto disegnando una nuova idea di base, qualcosa che possa considerarsi elemento costituente di qualunque programma didattico, indipendentemente dal metodo, dalla scuola o dal maestro.

Restate sintonizzati, ne vedrete delle belle...;)

04 maggio 2012

Imitare e Limitare - di Gabriele Pintaudi

Lascio quest'oggi la parola al Pinta, allievo ed amico, insegnante della F.It.A. a Palermo ed autore di un Libriccino che qualche tempo fa consigliai vivamente.


Gabry è giovane e scrive tosto.


Astenetevi dal leggere i suoi scritti se siete impressionabili.


Ma se supererete lo shock iniziale, vi lascerà un bel po' di cose sulle quali riflettere... 










Oggi rivedo i miei vecchi video e le foto con un tocco di nostalgia ma anche di divertimento. Nostalgia per quanto riguarda il periodo emotivamente forte, divertimento perché tutto quello che facevo nasceva dalla necessità di emulare il maestro preferito di turno.

Ricordo ancora come difendevo la figura che seguivo cercando sottilmente (ed inconsapevolmente) di convincere gli altri, sottolineando quanto lui fosse “il migliore”. 

Non c’è nulla di male, tutti abbiamo bisogno di una guida, di un riferimento, di un periodo 
"adolescenziale" po' svaporato.


Il problema nasce quando, col passare degli anni, il tuo riferimento diventa il tuo idolo religioso da venerare ... e non è sempre facile che tu te ne renda conto.
 La santina del maestro che hai sul portafogli o il poster firmato del tuo riferimento, non ti rendono più bravo. 






Il nostro fondatore ha avuto il coraggio di rompere gli schemi e di rinnovarsi, e noi cerchiamo in tutti i modi di aggrapparci a qualche modello preconfezionato che ci dia sicurezze e certezze. 


Questo modello può essere un maestro, uno stile, una federazione, un’ideale politico, un’arte marziale … rimarrà sempre un giocattolino.



La verità è che abbiamo paura di assumerci la responsabilità di trovare la nostra reale strada, quella autentica, quella artistica dell’anima.


 Per me coloro che non fanno altro che parlare, imitare e osannare il loro idolo, che sia un Saito, un Tissier, un Endo, un Tada, un Toehi, sono come  burattini!






Quando ci polarizziamo a favore, inevitabilmente lo facciamo anche contro.


Non puoi difendere qualcosa senza andare contro un’altra, è la natura.


 Questo è il pensiero dualistico che, stranamente, si dovrebbe abbattere se veramente si pratica una disciplina definita “la via dell’armonia”.


 Ovviamente questa famosa armonia non è il costruire tecniche mosce, così come l’amore di cui in aikido si parla non è quell'idea romantica e sentimentale che noi immaginiamo perché rapportiamo tutto al nostro livello di conoscenze.


 L’energia, il famoso KI, potrebbe essere anche quella forza di volontà nel cercare di spezzare le catene che ci tengono imprigionati in un ideale qualsiasi.

Dovremmo, una volta per tutte, smetterla di dipendere da una figura qualsiasi, da una tradizione, e iniziare a guardarla più come una influenza che come il proprio assoluto punto di riferimento.


 Che ruolo abbiamo noi in tutto questo? Noi dove siamo?





Semplice, un maestro con un grande ego vorrà dei cloni accanto a se, un maestro VERO invece, proprio come un genitore, cercherà di non condizionarvi e di rendervi indipendenti.
 
Oggi invece si fa a gara a chi somiglia di più al proprio idolo, assumendone perfino la postura, le abitudini, e a spesso anche il modo di parlare.


 Mostruoso, deprimente, soprattutto perché c’è gente che è ben felice di ciò.


 Questo attaccamento emotivo genera pregiudizio, sia in positivo che in negativo. Il rischio è quello di rimanere bambini per sempre, alla ricerca di riconoscimenti, paurosi di perdersi lo stage del proprio idolo religioso.

Sappiamo fare tutte le tecniche di tutti i maestri, peccato che ci manca la NOSTRA tecnica, la NOSTRA visione, il NOSTRO spirito.




 L'essere umano ha paura ed è insicuro, e finché non si rende quantomeno conto di ciò, non potrà mai liberarsi: potrà solo parlarne per compensarne l'assenza di azione.


 Potrà filosofeggiare limitandosi a copiare a pappagallo la storia dell'aikido imparando a memoria le frasi di M.Ueshiba, o di tutti i maestri.


 Ma a che serve?


 A CHI serve?


 Oggi siamo pieni di interviste di maestri, articoli, libri, video, che esaltano se stessi raccontando la loro storia personale e la loro grande esperienza. Oppure di altri che criticano per paura di essere criticati, o che fanno le vittime per i mancati riconoscimenti.


 Ragazzi, questo non ha niente a che vedere con l'aikido. 


Ogni manifestazione di ricerca di importanza personale, è assenza di armonia, quindi per quanto bello puoi essere e conoscere i tuoi 500 ikkyo di tutti i maestri copiandone pure il sopracciglio alzato o il pernacchio sul tenkan, vuoi solo darti importanza.






 E l'importanza la si ottiene facilmente lamentandosi e commiserandosi, facendo la vittima.


 Basta solo dire "noi non facciamo competizione" per ammettere che ti senti superiore e ti stai dando importanza. L'ego è sottile, invisibile, ma subentra all'interno di chi vuole farsi guidare da lui.

Per fortuna c'è ancora gente che cerca di lanciare un messaggio che possa essere catturato da coloro che avvertono, potenzialmente, questo desiderio di liberarsi dai condizionamenti.


 Sappiamo bene che non c’è speranza per coloro che indossano gli abiti del loro maestro – idolo imitandone anche la postura a tavola.


 Il politico sarà seguito da allievi come lui, la pratica è un'altra cosa.


 Ed in fondo è giusto che sia così, c’è chi si limita ad emulare senza sapere che è posseduto da una falsa personalità meccanica, e chi invece cerca di trovare la PROPRIA strada con 
naturalezza e spontaneità.

Ci si rivolge a coloro che percepiscono queste catene, mossi solo dalla passione per la pratica. 


Per gli altri non reste che una vana speranza.


Sveglia Gente!



01 maggio 2012

Il Messaggio, l'esempio e la Via

Recentemente con l'amico LUIS riflettevamo su una cosa importante.
Si fa un gran parlare di O Sensei, tra Aikidoka, ma troppo spesso ci si riferisce ad aspetti ingannevoli di quella figura.
Il suo Hanmi era così, il suo Ikkyo cosà, usava le armi ispirandosi a questa scuola, si scaccolava con il mignolo o l'indice...
La classica storiella di chi guarda il dito mentre gli indichi una bella ragazza.




A conti fatti, la biografia di Morihei Ueshiba non la conosciamo VERAMENTE.

Un certo Stevens è stato scritturato dai suoi discendenti per descrivere alcune parti della sua vita e per tirarne fuori una figura decisa a tavolino.

Un po' come hanno fatto con Gesù, San Francesco o Totò.

Negli ambienti più smaliziati, si sa bene che O Sensei praticò varie scuole di Jujutsu e Kenjutsu e che si cimentò negli atemi come nella lotta a terra, nella naginata come nella baionetta e che non vinse esattamente tutti i combattimenti che affrontò.

Ma questo è irrilevante.

 E rende irrilevante decretare quali fossero i suoi strumenti di lavoro.
Morihei aveva l'esperienza e la capacità di adeguarli alle sue esigenze, raggiungendo sempre il suo scopo al di là della forma.

La questione è un'altra.

Ad un certo punto del suo percorso marziale, Morihei sente di dover lasciare un messaggio.


La sua cultura personale e quella del suo popolo gli hanno insegnato che c'è un sol modo perché un ideale abbia il peso desiderato: l'esempio.

Quindi O Sensei comincia a diffondere un'immagine, quella che ha in mente, con l'esempio e con l'insegnamento.

L'immagine che vuole passare è quella di una pratica vissuta con uno spirito differente.

Un Budo di adattamento, di ascolto dell'altro, sia sul piano fisico che su quello interiore.

Un'azione di fusione, nata per fini strategici, ma che sfocia irrimediabilmente nella comprensione e nella compassione.

Qualcosa che O Sensei si ostina a chiamare "Amore" e che il mondo leggerà con accezione Romantica.







Nel suo percorso evolutivo, Ueshiba parlò di tempo fulmineo, di percezione del proprio centro, di consapevolezza di sé e del mondo, di armonia, di energia, di sentire l'altro evolvendolo da "avversario" in "compagno".

Mai,però, pronunciò le parole "Dolore", "Sofferenza", "Leva articolare", "Spezzare", "Rompere", "Distruggere".

Non parlò mai di forzare la situazione o il compagno e non fece mai nulla che desse priorità alla tecnica che aveva in mente piuttosto che alle condizioni proposte dall'attacco.

Non lo fece lui e non lo fecero altri prima di lui.
Musashi,che non era esattamente il buon padre di famiglia, utilizzava le stesse parole di Morihei.




L'immagine che vediamo oggi nei video del fondatore, è quella di un vecchietto che gesticola e la gente che gli cade intorno.

Un'immagine quasi finta, tanto è incomprensibile.

E' l'immagine che lui ha voluto che ricevessimo.

Avrebbe potuto colpire in faccia uke e mettergli in leva un gomito.

Non lo fece.




Questa è l'immagine che io voglio tenere per la mia pratica.

Voglio che i miei uke non sentano dolore.
Voglio che non possano stare in piedi e che si sentano controllati in ogni istante.
Ma voglio vederli ridere come bambini mentre cadono senza capire come.

E' per questo che pratico subito con i principianti un po' di Jyuwaza.

E mentre ridono tra stupore e curiosità, chiedo loro "Ti sei fatto male?" "No!" "Bene. Questo è Aikido!"

Per me questa è la strada che O Sensei ha tracciato.

Possiamo percorrerla a piedi, in bici, in auto o in moto.

Possiamo correre a perdifiato o passeggiare tranquillamente.

Possiamo camminare dritti o a zig zag.

Ma dobbiamo impegnarci a non uscire fuori da quella Via.

E, esattamente come faceva lui, dovremmo cercare di attraversarla col sorriso.







19 aprile 2012

Prima di partire...

Ciò che fai, la maniera nella quale lo fai, condiziona ciò che sei.
Cerchiamo di capire quanto siamo responsabili delle nostre scelte e delle ripercussioni che esse hanno sul nostro modo di essere.
Cerchiamo un buon insegnante,per esempio.
Non uno che sappia solo fare la sua disciplina.
Ma uno che ne incarni lo spirito e che abbia una sana passione nel trasmetterlo.

Dopo questa breve raccomandazione, un video interessante che ho trovato in rete.



http://www.youtube.com/watch?v=KePHdXgpAdk&feature=relmfu



Non lasciatevi impressionare dal phisique du role del tizio alla Kung fu panda.
Dice cose molto simpatiche!

15 aprile 2012

Il preconcetto, mia nonna e la doccia propedeutica

Ci sono thriller in cui, già nei titoli di testa, hai capito chi è l'assassino.
Il maggiordomo, o il postino, che in quel caso si sputtana alla seconda scampanellata.

Ce ne sono altri in cui non capisci chi è l'assassino nemmeno ai titoli di coda.
Quelli pieni di personaggi dai nomi quasi uguali, con le scene desaturate, in modo che nemmeno i colori possano aiutarti e con flashback e flashback nei flashback, che dopo dieci minuti non sai più cosa stai guardando e cominci a giochicchiare col telefonino.



Poi ce ne sono alcuni in cui, ad arte, per tutti i primi 80 minuti vieni convinto dal regista che l'assassino è quello brutto e cinico, che ha sempre le mani lorde di sangue e si trova sempre mezzo nascosto nell'ombra
e negli ultimi dieci minuti viene fuori che il tizio è uno stinco di santo con le mani sporche di marmellata e fotofobico, mentre l'assassino è la mamma paraplegica del protagonista.



Un colpo di scena sparato senza preavviso, che ottiene sempre l'effetto desiderato, perché picchia laddove fa più male: sui nostri preconcetti e le nostre certezze.

Questo mi fa pensare a noi aikidoka.

Quante delle cose che diamo per scontate, invece sono a prezzo pieno?

Voglio dire, quante delle nozioni su chi basiamo completamente la nostra conoscenza, anzi di più, il nostro pensiero e la nostra visione marziale, sono davvero dei pilastri intoccabili e rappresentano effettivamente le fondamenta più stabili su cui erigere tutto il resto?

Mettetevi seduti comodi e facciamo qualche piccolo esempio.

Omote ed ura, per esempio.

Diamo per scontato che in Aikido esistano due forme di una stessa tecnica, che hanno lo stesso nome, Ikkyo, per esempio, ma che la sigla "o mote" o "ura" individui due azioni completamente differenti, due tecniche che cominciano e finiscono in due punti agli antipodi l'uno dall'altro.






Così, Ikkyo omote, comincia con un passo in direzione della pancia di uke e si sviluppa avanzando, mentre Ikkyo Ura comincia con un passo in direzione della sua schiena e si sviluppa girando.

La certezza è che noi possiamo decidere da subito se passare in omote o ura e scegliere la direzione in funzione di quello che più ci da sfizio in quel momento.

Tipo pokemon.
"Pikachu, scelgo teee!"




Quando vediamo un insegnante, invece, muoversi in direzione della schiena di uke, per rientrare verso il suo addome, rimaniamo sorpresi e sconvolti dal colpo di scena, dall'assassino inaspettato.

Quando qualcuno cambia le carte in tavola, ci lascia sempre perplessi ed interdetti...
Probabilmente perché non abbiamo mai pensato che non dovremmo avere né carte né tavole nella nostra mente...

Quando insegno omote ed ura, oggi comincio sempre nello stesso modo. Ingaggiando un contatto e guidandolo in posizione di disequilibrio.
Omote o Ura sono il risultato di un posizionamento del compagno per riequilibrarsi, avanzando con un piede o con un altro e mettendoci in uno spazio interno o esterno alla sua guardia.

A conti fatti è così che preferisco chiamare le due versioni: interna ed esterna, soto ed uchi.

Omote ed Ura, invece, significano "Visibile e Nascosto".
Il mio parere, mi pare di averlo scritto da qualche parte in giro, è quello che Omote fosse la parte della strategia che poteva essere mostrata agli altri ed Ura, quella da tenere nascosta, da insegnare solo agli uomini di cui ci si fidava veramente.
Ikkyo, o chi per esso, era la somma delle due parti, la cima ed il corpo dell'Iceberg.





Oppure vogliamo fare l'esempio di Irimitenkan?

Dal primo istante che saliamo sul tatami ci convincono che sia possibile girare intorno a qualcuno che nel frattempo ci permette di arrivargli alle spalle.

Qualcuno che è,se visualizzassimo il kata di iriminage per esempio, il centro del cerchio, nell'irimitenkan, al quale basterebbe un passo per eludere il nostro movimento e controllare il nostro centro.

Quel passo che faremmo noi, se a girarci intorno fosse uke....

La perversione dell'allenamento che crea due coscienze, una furba e smaliziata, tori, ed una idiota e senza riflessi, uke.

Eppure, ogni volta che provo a girare intorno a mia nonna, che è maestra di ragù e ignorante di arti marziali, lei si gira sempre per vedere dove vado, e così facendo controlla comunque il mio centro....




Eppure mentre ruotiamo per portarci paralleli ad uke, non ci accorgiamo che siamo passati attraverso una moltitudine di angoli nei quali eravamo noi a controllare l'azione, dai quali muoverlo, sbilanciarlo o colpirlo, era semplice oltre che possibile...

Gli stessi angoli tanto preziosi quando facciamo Bokken o Jo, per esempio...
Ma che dimentichiamo di sviluppare, quando siamo in taijutsu.
Armi che mancheranno al nostro arsenale quando saremo in azioni libere.

Ok.
SE saremo in azioni libere...

Il messaggio è chiaro.
Mettere in discussione ciò che diamo per certo ci aiuta a diventare più consapevoli del nostro percorso.
Se siamo ancora sulla strada, se andiamo dove volevamo andare e se quello era il posto migliore da cui partire.
E smettiamola di credere alle cazzate che imparando ad agitare le braccia sotto la doccia ci stiamo allenando a nuotare.
Che è uno step propedeutico obbligato per sopravvivere in acqua.
Alleniamoci a muoverci così come vogliamo muoverci, senza prenderci in giro.
E senza lasciare che lo facciano gli altri.



Saltando di palo in frasca, questo è un video carino sul Systema. Fatemi sapere se vi è piaciuto.